agenzia matrimoniale Maruska   i media che parlano di noi...
D, La Repubblica delle Donne
edizione e data: Anno 4 - numero 163 del 10 agosto 1999 pagg. 78/81
titolo: L'ho sposato per agenzia
firmato:Ambra Radaelli


Mogli belle, bionde, con gli occhi azzurri. Scelte su un catalogo o selezionate tra mille schede da un computer. Sono le spose venute da lontano, soprattutto dall'Est europeo. Ecco le storie vere di coppie nate per intermediario. Che a D si raccontano con franchezza. E apparentemente hanno un solo problema: come dirlo a parenti e amici.


Il fenomeno è in crescita. Ma non c'è da stupirsi: in tutta la storia, le unioni combinate hanno costituito la regola. La passione è una novitá degli ultimi cento anni. E neppure in tutto il mondo.

Le prime due storie che seguono sono autentiche in ogni particolare tranne i nomi degli interessati, che hanno voluto restare anonimi. La terza coppia ha accettato di uscire allo scoperto.

Alessandro, 28 anni, negoziante

Sonja, 22 anni, bielorussa, rappresentante

Un paio d'anni fa, Alessandro era in vacanza a Riccione. Sulla spiaggia, tra tante persone, ha visto passeggiare una ragazza, impossibile non notarla: bionda, formosa, con la pelle chiarissima. E ha voluto conoscerla: "Scusa, come ti chiami?". Cosí, tra un gelato e una serata in discoteca, ha iniziato a fare coppia fissa con Sonja, bielorussa. Che, dalla fine dello scorso anno, é sua moglie. Una storia come tante. In cui, peró, le uniche veritá sono l'amore e il matrimonio. Il resto é, per l'appunto, una storia, che Alessandro ha inventato a beneficio di parenti e amici. Perché, in realtá, lui e Sonja si sono conosciuti tramite l'agenzia matrimoniale Maruska, con sede a Torino e a Praga, specializzata in paesi dell'Est europeo. Anche se, a vederli cosí giovani e carini, lui estroverso e sportivo, lei solare e un po' timida, non é difficile credere che tutto sia davvero cominciato con un gioco di sguardi.

Insomma, volete proprio mantenere il segreto?

Alessandro: Sí. Io non ho mai avuto vergogna di niente, ma a questo punto non posso piú dire la veritá. Ormai ho raccontato a tutti della spiaggia, pensa che imbarazzo se i miei genitori scoprissero tutto da un giornale.

Sonja: A me non entra proprio in testa che io e Ale ci siamo conosciuti tramite un'agenzia, non mi sembra vero. Anche per questo, nel mio paese d'origine, le uniche a sapere sono mia madre ed Elena, la mia migliore amica.

Alessandro: Convincere gli amici é stato facile: negli anni passati hpo avuto storie con una brasiliana, una svedese, una polacca... Per loro non é strano che io vada in vacanza e mi innamori di una straniera. L'unica che mi ha un po' assillato con le domande é stata mia sorella. Ma, alla fine, anche lei mi ha creduto.

Invece, come sono andate davvero le cose?

Sonja: L'idea é stata di Elena: avevo scritto un curriculum per l'agenzia, ma non mi convincevo mai a spedirlo. É stata lei a spronarmi. Ho ricevuto cosí tante lettere che ne ero quasi infastidita. Quegli uomini non mi piacevano: vecchi, con la barba, gli occhiali. Ho risposto ad Alessandro perché era giovane e carino. Prima di decidermi, comunque, ci ho messo un bel po'.

Alessandro: Mi é capitata tra le mani la pubblicitá dell'agenzia. All'inizio non avevo intenzione di scrivere, poi l'ho fatto , un po' per gioco. Mi é stato mostrato un catalogo con tante foto di donne, e ne ho scelte alcune. Anch'io ho ricevuto tante risposte: "Le ragazze si prendono a botte per te", mi diceva la signora dell'agenzia. Io le rispondevo: "Al massimo sará una questione di una vacanza assieme". Ero un po' freddo, insomma. Finché non ho visto la foto di Sonja... E l'ho invitata a venirmi a trovare sulla riviera romagnola.

Com'é stato il vostro primo incintro?

Alessandro: C'é stata qualche piccola disavventura, a cominciare dall'arrivo di Sonja nel nostro paese. Atterrava all'aeroporto di Forlí, e io ero andato a prenderla. Su quell'aereo c'erano moltissime ragazze, tutte bionde e carine, tutte russe, tutte di nome Sonja. Io le fermavo, una dopo l'altra, ma nessuna di loro era la persona giusta. Alla fine lei é scesa, per ultima. Ed era proprio come me l'ero immaginata. Anzi, meglio.

Sonja: Io, invece, ho pensato: "Com'é brutto!".

Alessandro: Il guaio successivo ci aspettava in albergo. Avevo prenotato due camere, ma ne era rimasta solo una, con un letto matrimoniale. A quel punto, cosa potevo fare? Ho accettato, tenendo le dita incrociate. ma non é servito: Sonja si é arrabbiata tantissimo.

Sonja: Abbiamo litigato, volevo tornarmene a casa.

Alessandro: Alla fine abbiamo raggiunto un accordo: l'ho accompagnata in un altro albergo, dove c'erani i Russi che erano venuti in Italia con lei. E sono tornato a Milano. Il giorno dopo, ci siamo rivisti a Riccione. Poi, siccome lei "rompeva"per vedere Venezia, ci siamo andati. Gli ultimi giorni li abbiamo trascorsi a casa mia.

Fino ad allora niente era ancora successo, giusto?

Alessandro: Giusto. Tornata a Minsk, Sonja mi ha inviato a raggiungerla.

All' inizio non me la sentivo, pero' lei continuava a telefonare, a scrivere. Dopo un po' ho ceduto, e lá ci siamo messi insieme.

Sonja: E sono cominciati i problemi. Venire in Italia é difficile, perché molte donne dell'est si trasferiscono per fare le prostitute. Io dico sempre, scherzando, che alle belle donne non concedono il visto, mentre alle brutte sí.

Alessandro: Io, in effetti, avrei preferito convivere. Non perché non amo Sonja, ma perché la penso cosí. Solo con il matrimonio, peró, abbiamo la certezza che lei potrá restare per sempre.

Non ti manca il tuo paese, Sonja?

Sonja: Molto, anche perché sono figlia unica, e penso ai miei genitori che sono soli. Per questo, dico sempre ad Alessandro che lui deve farmi da madre, da padre, da amico. Da tutto.

Antonio, 29 anni, tecnico

Ludmila, 29 anni, operaia

Antonio e Ludmila si sono sposati l'anno scorso. Per ora vivono ancora a casa dei genitori di lui, vicino a Torino, ma sperano di averne presto una tutta loro. Non vogliono assolutamente che la gente sappia, parlano di malignitá, pettegolezzi. Di una provincia ancora troppo pronta al giudizio.

Come mai, Antonio, una ragazza dell'Est?

Antonio: Le italiane hanno perso il senso del dovere, non danno piú importanza alla coppia, alla famiglia. Sono troppo emancipate: possono avere tutto da nubili e pensano che anche dopo il matrimonio sia lo stesso. É difficile far loro capire quando devono smetterla. Una mia ex, per esempio, usciva da sola, senza avvertirmi. Sono buono, gentile, ma essere preso in giro non mi piace. Invece, le donne dell'Est hanno avuto di essere allevate come le nostre mamme durante la guerra: si accontentano di poco, e a quel poco danno valore. Anche perché, in Ucraina, uno stipendio medio é bassissimo. Hanno il necessario, niente di piú. (Mentre armeggio con la biro e il bloc notes, un po' del caffé che Ludmila mi ha preparato si rovescia. Lei si alza e mi porge un tovagliolino di carta. Antonio sorride e mi dice: "Vede?")

E lei, Ludmila, é d'accordo?

Ludmila: Assolutamente sí. I miei principi sono uguali ai suoi, la famiglia é la famiglia. Abbiamo parlato tanto, per telefono e per lettera, poi quando ci siamo conosciuti, nel 1997, a Kiev, mi sono accorta che lui era sincero, che era la persona per me.

E non ha incontrato un uomo cosí nel suo paese...

Ludmila: Lavoravo molto, non avevo tempo di uscire, fare conoscenze. Grazie all'agenzia, ho potuto avere sotto gli occhi tante persone, scegliere le cartteristiche che desideravo. A una certa etá, quando si sa quello che si vuole, é inutile perdere tempo.

Che impressione le ha fatto vedere tutte quelle fotografie e dover scegliere senza conoscere nessuno?

Ludmila: Ma é lo stesso quando si incontra una persona per la prima volta! É solo una faccia, un nome, poi il resto é da scoprire.

Che cosa avete detto alla gente? E come mai tutta questa riservatezza?

Ludmila: Io in Ucraina lavoravo nel settore turistico, quindi era normale che conoscessi parecchi uomini stranieri: ho raccontato questo. Solo i miei genitori e gli amici piú stretti conoscono la veritá. Del resto, non vedo perché avrei dovuto informare tutti: sono affari miei. E poi, la gente pensa che se una donna si rivolge ad un'agenzia é perché é brutta, o ha qualche problema. Neppure mio marito ne uscirebbe troppo bene: con tante ragazze italiane, perché cercare cosí ontano? Io non credo che sia importante il modo in cui ci siamo conosciuti: conta il risultato, conta quello che abbiamo adesso. E io, adesso, sono felice. Cero, la mia famiglia mi manca. Ma anche se mi fossi trasferita nella stessa cittá, non avrei potuto vederla tutti i giorni. Bisogna farsi la propria vita. Non importa dove, importa con chi.

Antonio: I miei sanno tutto, ma sono i soli. Agli altri ho detto di aver incontrato Ludmila durante un viaggio di lavoro. Alcuni amici mi consideravano un buono a nulla, un'anima persa. Fino a qualche anno fa non avevo neppure un titolo di studio superiore. Ora non solo mi sono diplomato, ma sto studiando ingegneria all'universitá. Le loro vite, invece, si sono un po' arenate. Per questo, adesso sono lí, pronti a colpirmi. Raccontare la veritá sarebbe come dargliene l'occasione.

In Italia, c'é ancora diffidenza verso le donne dell'Est?

Antonio: Molta, a causa della prostituzione. Ma lei, vede mia moglie? Le sembra che possa mangiare i bambini, come ho sentito dire da qualcuno? Il mondo é uno, ed é ora che la gente se ne accorga.

Quando avrete figli, direte loro la veritá?

Ludmila: Sí. Quando avranno l'etá per capire.

Vittoriio Cerutti, 47 anni, chirurgo

Inga Vadi, 25 anni, lettone, casalinga

Vittorio e Inga son gli unici ad aver dato l'OK sui veri nomi. Serenamente, senza ripensamenti. Abitano in una bella casa in un quartiere signorile di Torino, con il figlio di lei, Tomas, un grosso cane e due gatti. Lui é chirurgo plastico. Lei é bella, bellissima. Tra Vittorio e Inga, una considerevole differenza d'etá. Che non sembra preoccuparli e, in ogni caso, non é un tabú.

Ventidue anni non sono pochi...

Vittorio: É la stessa differenza che c'era tra i miei genitori: un vizio di famiglia, come vede. Devo ammetter, peró, che avevo in mente una donna con qualche anno in piú. E senza figli. Poi, peró, la scheda di Inga mi ha convinto. Oltre a essere bella, amava i viaggi e gli animali: requisiti essenziali, per me.

Come é stato il primo impatto tra Vittorio e Tomas?

Inga: Ero un po' preoccupata, ma ho voluto che si conoscessero subito. Si vedeva che Vittorio non aveva nessua esperienza con i bambini. Quando a Tomas é caduto un giocattolo nel fiume, lui gliel'ha subito ricomprato: non é cosí che si fa! Dopo, peró, i rapporti sono stati ottimi. Anche perché mio figlio, che ha sei anni, é un bambino decisamente socievole. É stato entusiasta di trasferirsi in Italia, piú di me. All'inizio, questo paese non mi piaceva. Ero abituata alla Lettonia, che é molto piú verde. Ho una terribile nostalgia. Molte donne vogliono scappare, anche attraverso il matrimonio con uno straniero, perché la situazione economica é difficile. Io no: amo Riga.

Dopo qualche mese di lettere e telefonate, vi siete finalmente conosciuti...

Vittorio: E io, nel frattempo, ero diventato socio sostenitore della Telecom. parlando il piú delle volte con il fratello di Inga, perché lei non sapeva l'italiano e pochissimo inglese. con lui ho ancyhe dormito, quando sono stato ospite loro. Curiosamente, prima di mia moglie ho incontrato quella che sarebbe poi diventata mia suocera: era in Italia, anche lei con un uomo conosciuto attraverso l'agenzia. Loro, peró, si sono lasciati.

Cercavate proprio una donna dell'Est, un uomo italiano?

Inga: Io non cercavo nulla, per la veritá. Mia madre, come ha detto Vittorio, ha deciso di rivolgersi a Maruska e io, per scherzo, l'ho accompagnata. Si poteva farsi ritrarre in fotografia o su video. Io ho scelto la prima possibilitá: a farmi filmare mi vergognavo.

Vittorio: Sono un esterofilo convinto: non ho mai fatto una vacanza in Italia. Per qualche anno ho vissuto con una tedesca. Sí, preferisco le donne dell'Est: "rompono" meno. Non ho nulla contro il femminismo, ma inga non é una femminista: e questo mi piace.

Lei, Inga, vorrebbe lavorare?

Inga: Sí, certo. Nel mio paese ho frequentato una scuola di design, ma qui i nostri titoli di studio non sono riconosciuti: adesso dovrei sostenere l'esame per la licenza media. POer il momento studio la vostra lingua, poi si vedrá.

Come é stato il vostro matrimonio?

Vittorio: Buffo. Si é svolto in una chiesa ortodossa, a Riga. Mi sono convertito, sono stato battezzato e cresimato 10 minuti prima della cerimonia. Peró é stato bello, piú coreografico di una funzione cattolica. Agli sposi viene persino messa una corona in testa.

Nessun imbarazzo nel raccontare come vi siete conosciuti?

Vittorio: No. I miei genitori sono morti da tempo, e non ho grandi rapporti con i miei parenti: non li ho neppure informati del mio matrimonio. Agli amici sí, l'ho detto. Non hanno espresso giudizi, almeno non con me. Del resto si tratta della mia vita.


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    pagine scritte e curate da Michal Maruska & Elisabetta de Carli Maruskova.

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