Sesta puntata: da Moska verso sud, ad Astrachan, a Machatchkala in Dagestan e poi il ritorno passando da nord perché è proibito il passaggio in Azerbaijan e Georgia.

(PREAMBOLO)

Io ho un bel carattere, sono abbastanza allegra, molto disponibile, molto generosa, altruista. Mi piace guidare, sono abbastanza prudente e ho una resistenza eccezionale. Amo viaggiare e vedere posti nuovi. Riesco a cavarmela in situazioni impreviste, ho faccia tosta e so improvvisare. So che posso contare su Michal (anche se so che il suo carattere è intransigente e poco malleabile ha però una pazienza e una tenacia indiscutibili).

Tutto questo preambolo autocelebrativo è dovuto al fatto che mi voglio scusare, voglio perdonarmi perché invece da qui in avanti mi rivelerò quasi un'altra persona, piena di stress e ansie e quindi spesso di malumore e litigiosa, a volte isterica: ho sulle spalle 1 mese di meeting, un lavoro molto duro con circa 13.000 kilometri e ho davanti a me un programma da pazzi: 7.000 kilometri da fare in 8/10 giorni, abbiamo due visti, uno per l'Azerbaijan che scade l'8 settembre, uno per la Georgia di 7 giorni, il nostro visto russo scade l'8 settembre e il nostro rientro in Italia non può essere dopo il 10 settembre. Partendo da Mosca verso sud io mi taglio tutte le possibilità di ripensamento, non potrò girare e rientrare dall'Ukraina, né rientrare via mare. Aggiungiamo che saremo con una macchina sola e, anche se in tre in macchina, solo io ho la patente...

31 agosto, domenica

Moska - Volgograd

Ci svegliamo presto e cerchiamo Marketa che non è venuta a dormire. Alle 8,30 partiamo e andiamo subito al nostro MacDonald's per fare colazione. Marketa ci racconta della sua ultima serata con Marco e che Vincenzo è rientrato alle 6 del mattino.

Lungo la strada un uomo in una macchina vicino alla nostra ci fa un mucchio di segni di fermare, indicandoci la nostra ruota anteriore. Accostiamo, anche se io ci vedo qualcosa di strano. Il tipo scende, indicando la ruota, e dicendo che è sfasata (?) e che ce la può mettere a posto in un baleno. Dicendo così apre il baule della sua macchina (una vecchissima 124) e tira fuori cric, ferri e guanti. Michal anche dice che non lo convince, ripartiamo a razzo con Marketa che mugola dicendo che perderemo la ruota, che ci ammazzeremo....

Alle 9 e mezzo usciamo da Mosca.

Decidiamo di prendere la strada diritta per Volgograd (Michal non è d'accordo, lui vorrebbe prendere per Rostov e poi girare, dice che c'è molta più autostrada: facciamo comunque i 1250 kilometri in 14 ore!) La media sarebbe stata perfetta di 100 km all'ora se non che cominciamo a perderla a Tambov.. Invece di prendere la tangenziale entriamo in città e andiamo avanti e indietro mezz'ora perché nessuno sa indicarci la direzione giusta

E' una giornata caldissima, ma c'è un vento molto forte. Le macchine che incontriamo coprono lunghe distanze, pochissimi camion

Alle 3 Marketa ed io abbiamo fame e vogliamo fermarci a mangiare schaslik, Michal invece vuole andare avanti e così cominciamo a bisticciare e continuiamo fino alle 6, quando, finalmente, ci fermiamo in un chiosco. E' veramente spaventoso. Non c'è l'acqua corrente, quindi immaginiamoci la pulizia! Non c'è nemmeno il bagno, per la pipì, quindi, rimandiamo. Ordiniamo schaslik, Marketa anche il caffè. Poi parliamo con le signore del chiosco che non credono che arriviamo dall'Italia. Ci salutano sventolando i fazzoletti. Quando ci fermiamo in un boschetto per fare pipì siamo attaccati da uno sciame di moscerini e il cielo è nero (non di moscerini, di nubi). Facciamo così gli ultimi 300 kilometri ai 70 all'ora in una spaventosa bufera di pioggia e di vento. La strada è stretta, piena di camion che vanno e vengono, è difficile (e pericoloso) superare, ma a volte è proprio impossibile stare dietro a un camion che sputa fumo nero e che va ai 30 all'ora..

Sono stremata, quando arriviamo a Volgograd sono anche arrabbiatissima e cominciamo a girare gli hotel.

(scrive Michal)

Arriviamo sparati alla stazione. Intravvediamo un albergo... Intourist. Faccio fermare, e corro dentro. E' pieno di tedeschi (le 10 persone che sono in una enorme hall, separata dalla piazza da una vetrata ). Penso siano i reduci...

- Quanto costa:?
- beh, signore, 80 euro a persona.
- Mh, qui non è un posto per noi.
Riprendiamo la ricerca. Un tassista ci dice di andare sotto la statua, al Tourist. Bene, è l'unico posto dove sappiamo arrivare. Ecco, che dormiremo in questo posto carico di storia, dove la terra tremava. Fiducioso vado alla reception, lungo una vasca di 20 metri con fontana. L'albergo è alto, ha 3 ali. Ma... non accettano gli stranieri:
andate a Intourist.
Bene, abbiamo capito, che faremo un Intourist privato. Questa notte dormiamo lì nel posto più vicino alla statua, al campo della battaglia. Nessuno si concede questo posto. Tourist è molto più lontano. (Ci svegliamo infatti, come dopo una battaglia...)
Decidiamo di dormire in macchina, io non ce la faccio nemmeno a fare i 30 kilometri che ci dividerebbero dal nostro albergo di Volzhskij. Posteggiamo davanti a Mamaja Kurgan. Umido, caldo soffocante, un po' di paura. Le macchine sfrecciano sul corso ad una velocità impressionante, Michal compra le coca-cole, Marco manda sms a Marketa

31 dom

01 settembre lunedì

Volgograd - Astrachan - Komsomolskij

Partiamo presto, attraversiamo Volgograd che è immensa, lunghissima, si estende lungo il Volga per più di 100 kilometri!

Ai semafori, sulla strada, che si affrettano, mamme con bambine elegantissime e con in testa dei fiocchi bianchi più grandi di loro che vanno al primo giorno di scuola. I bambini con la giacchettina e il papillon. Come usciamo dalla città, scendiamo sulla riva destra del Volga, ci addentreremo nel deserto che conosciamo già perché l'abbiamo visto l'anno scorso. Quasi subito però devieremo per Astrachan (l'anno scorso avevamo visto il bivio ed eravamo stati molto tentati). La macchina è sporchissima, ci fermiamo a cercare l'acqua per lavare i vetri in uno dei laghetti che si vedono dalla strada. Quando però ci avviciniamo ci accorgiamo che si tratta di una melmosa palude, impossibile usare quella fanghiglia. Fa un caldo soffocante e teniamo i finestrini chiusi. Quando scendiamo, poche volte, per comprare qualcosa nei negozi che incontriamo attraversando i villaggi, siamo investiti da folate di vento caldissimo.

[gasolio = 7.70 rubli al litro]

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Alla nostra sinistra, a tratti, vediamo il blu scuro del fiume, sembra impossibile che scorra a poche centinaia di metri tanta acqua e che qui la terra sia riarsa, gli arbusti quasi bianchi dalla polvere.. Marketa che è biologa ci racconta (cioè racconta animatamente a Michal che traduce una parola su 100 a me) che negli anni il sale del fiume ha reso aride le campagne circostanti. Ma i particolari mi sfuggono, mi arrabbio per la centesima volta sentendomi tagliata fuori dai discorsi e non vedo l'ora di arrivare ad Astrachan dove, ho deciso, comprerò senza ombra di dubbio un lettore cd.

In lontananza vedo una strada che gira verso il fiume e decidiamo subito di andare a fare il bagno... La strada arriva quasi alla riva, ci separa soltanto un dislivello di 3/4 metri. Ci mettiamo in costume, chiudiamo la macchina (non si sa mai) e scendiamo... Il Volga è davvero immenso, si vede l'altra sponda lontana, macchie verdi di vegetazione in un lembo di terra che sembra un isolotto. Il primo che si avvicina all'acqua è Michal che però non ci arriva... le sue gambe sprofondano fino sopra al ginocchio nella terra che sembrava compatta e che invece si rivela un'autentica sabbia mobile!! Michal si mette a urlare perché ha paura di non riuscire più a tirar fuori i sandali, appoggia le mani e sprofondano anch'esse fino al gomito, con grandi sforzi e ridendo come un matto finalmente ce la fa. Ora è disteso, nero di fango e scivola in acqua e mi butta i sandali recuperati e lavati. Anche Marketa va in acqua, ridendo e strisciando. A me ogni sconcerto, ogni imprevisto crea stress. Non penso più minimamente a tuffarmi, anzi immagino scene macabre di mulinelli, risucchi e affogamenti terrificanti. Infatti Michal e Marketa in pochi secondi sono già a un centinaio di metri a valle, trascinati dalla corrente. Io, sprofondando, ma senza avvicinarmi, li seguo urlando. Si rendono conto anche loro di quanto sia pericoloso affidarsi alle acque sconosciute e forse imprevedibili di questo immenso fiume e riguadagnano la riva.

Mentre torniamo alla macchina, sporchissimi di fango e ancora affascinati dall'avventura vediamo arrivare 4 macchinone russe (ma di quelle nuove), una con la tavola da surf sul tetto e una che traina un gommone. Sono solo uomini dentro, scendendo lungo la strada, alzano un polverone enorme e la scena è piuttosto inquietante.. (o è sempre solo dovuto al mio stress?). Ce ne andiamo subito, senza nemmeno ripulirci.

Con un po' di rimpianto volgiamo gli occhi al fiume, ma ora non si vede più. Riprendiamo la strada principale

Oggi è il primo giorno di scuola

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siamo nel deserto: incrociamo mandrie di buoi con i guardiani a cavallo

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... ma questi non sono buoi!!

cammelli cammelli

Siamo esterrefatti, un centinaio di cammelli che dormono uno accanto all'altro, qualche gruppetto in piedi ognuno cercando di rubare l'ombra dell'altro. Nessun pastore, nessun guardiano all'orizzonte. Niente di niente a vista d'occhio in tutte le direzioni. Inchiodiamo e ci avviciniamo. Marketa prende il cocomero che abbiamo da ieri in macchina e Michal con la videocamera riprende tutto quanto.

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Arriviamo ad Astrachan verso le due di pomeriggio, la città tutta bianca, festosa, piena di gente per le strade, pieno di traffico il centro.

Ci precipitiamo al Kremlino con la promessa da parte di Michal che il giro fotografico non avrebbe superato il quarto d'ora. Il caldo è terrificante e ci perdiamo, così che passa quasi un'ora prima che riprendiamo la strada.

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Michal va a cambiare soldi in banca e incontra un vecchietto che gli racconta cosa c'è da vedere ad Astrachan: il negozio che vende il caviale e il teatro con la palma

Giriamo due ore per trovare il negozio che si chiama Rassijabessameriki (Russia senza America) e poi in due minuti capiamo che comunque non compreremo il caviale. I prezzi sono lo stesso troppo alti per giustificare la spesa.

Però andiamo in un negozio di elettrodomestici e compriamo il lettore cd, finalmente un po' di musica in macchina, anche se abbiamo solo Celentano e Ramazzotti comprati a Mosca.

Il teatro con la palma non ha niente di così eccezionale come avevano voluto farci credere. Si tratta di un cinema-teatro dove hanno allestito una sala a zoo. La sala è grandissima ed è stata costruita intorno ad una enorme palma. Tutto intorno ci sono le gabbie e le vasche con pesci e uccelli tropicali, qualche scimmia. Io sono arrabbiata, penso al viaggio che abbiamo di fronte e penso che mi ero prefissata di arrivare alla frontiera con l'Azerbaijan questa sera!! Di questo passo non ce la faremo nemmeno per domani..

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Riusciamo dopo parecchi giri in tondo ad uscire dalla città e prendiamo la strada per Machatchkala che passa attraverso la Kalmikja.

cammelli camion cavalli

Atom Heart Mother "Atom Heart Mother"

Ci sono colline e siamo distanti dal mare, ma c'è pochissimo traffico e viaggiamo bene, talmente bene che non mi accorgo che stiamo entrando in un centro abitato... la polizia!!! Freno, freno, ma andavo forte e inchiodo quindi almeno 20 metri dopo di loro e alzando un polverone. Mi viene male. Arrivano i poliziotti tutti sorridenti (???) facendomi vedere il segnalatore di velocità: 116 all'ora in centro abitato!! E' la fine! Ma quelli continuano a ridere e poco a poco smettono e capiamo che continuano a ripetere..

è una donna, è una donna
mi fanno il saluto e se ne tornano... Incredibile!!

Siamo increduli, stupiti e divertiti. Ci guardiamo intorno, siamo fermi a 10 metri da un ponticello sul quale stanno facendo dei lavori e dal ponte una decina di bambini si tuffano in un'acqua scura ma limpidissima. Michal e Marketa decidono di tuffarsi anche loro, io li guardo in mezzo a un centinaio di capre che tornano dal pascolo. Michal riempe anche le bottiglie per avere l'acqua di scorta per lavare i vetri della macchina. Una vecchietta seduta sulla porta della sua casa gli chiede se è matto a prendere quell'acqua lì, di andare dentro che lei gliene dà di buona... Michal le spiega che non la prende per bere, la ringrazia. Ce ne andiamo, il sole tramonta.

01 lun

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A Liman comincia una strada bianca, noi giriamo largo dicendo ... guarda dove ci volevano far andare, rivolti al cartello che segnava Machatchkala, ci crediamo furbissimi e facciamo una trentina di kilometri abbastanza buoni, poi però la strada comincia a diventare sterrato e man mano, sempre di più sembra una mulattiera!!! E così all'imbrunire cominciamo uno sterrato con buche di mezzo metro, panico, ci fermiamo. Vediamo arrivare delle luci, incontriamo un camion che vedendoci si ferma e i due autisti ci confermano che la strada è giusta:

sono 30 km, ma si fa una media dei 20 all'ora. Poi finiti questi 30 è meglio girare e fare il giro lungo perché continua una pista di sabbia e ci passano solo i camion e a fatica.
Ci sono già dei pezzi lunghi decine di metri di solo sabbia, ho paura di rimanere impantanata, non muovo di un millimetro l'accelleratore, non tocco il freno, guido con la faccia sul volante, dura come un baccalà, mi sembra che non finisca più.

Arriviamo col buio pesto al bivio, giriamo a destra ed entriamo in Kalmikja, facciamo 70 kilometri ed arriviamo a Komsomolskij. Siamo a pezzi.

Cerchiamo da dormire, giriamo per gli alberghi cinesi, non ci sono lampioni, troviamo cortili con maiali, andiamo in un albergo e la tipa ci dice che non c'è il bagno, nemmeno il gabinetto, solo fuori dall'albergo, nel cortile. Fa lo stesso. Io non ci credo, figurati se in un edificio così grande non hanno costruito un bagno. Il bagno è nel cortile, il gabinetto anche. La camera è al terzo piano. Le altre camere sono tutte con le porte aperte e tutte con gente dentro che mangia e beve. La donna ci dice che lei starà alzata perche arriva il deputato della loro regione questa notte da Mosca (Lo sento arrivare poi, più tardi, guardo nel cortile: ci sono due macchinone nere, due Volga)

02 settembre, martedì

Komsomolskij - Derbent

Ci svegliamo alle 7, le macchinone con il deputato non ci sono già più

Ripartiamo che c'è la nebbia che nemmeno a Milano. La strada è stretta, non sorpasso, faccio bene, arrivano i camion materializzandosi di colpo come usciti da un sogno. La nebbia dura per un paio d'ore

entriamo in Dagestan

Al primo posto di blocco siamo stupiti.... non ci fermano nemmeno? C'è subito il secondo... Ci fanno scendere e andare a compilare la registrazione. Sono simpatici, scherzano. Guardiamo un cartello con gli identikit e le foto dei ricercati, i soldati ci dicono

naschi geroi, i nostri "eroi" ricercati, il "ministro"
e indicandone uno di loro dice che quel tipo è il ministro. Poi ci chiedono se abbiamo dei regali, sono carini, corro in macchina e gli porto 4/5 insalatissime, ci chiede scusa e dice a Michal: devuschka.. sportivnaja

Il diesel sempre a 7.

Dopo una ventina di kilometri di nuovo, un blocco... registrarsi... Poi ci dicono che lì non basta, bisogna fare la registrazione grande. Ci fanno accompagnare da un soldato che ci precede e torniamo nella città precedente... Loro la chiamano città, io direi un villaggio assolato e silenzioso. Entriamo nel posto di polizia e lasciamo fuori Marketa che controlli la macchina.

Sul muro c'è l'orario dei treni da Astrachan, Machatchkala per Baku, una volta al giorno Ci fanno aspettare mezz'ora, e nell'attesa vengono tutti, uno alla volta a guardarci. Simao abbastanza divertiti. Infine viene un ufficiale altissimo che ci accompagna, dice, dal capo della polizia della regione e precedendoci ci introduce in un piccolissimo ufficio, poco illuminato e artificialmente, anche se fuori splende un bellissimo sole, dove siede un tipo anziano, molto sicuro di sé, molto autorevole. L'ufficiale altissimo ci dice che il capo è il nipote diretto di Felix Edmundovich Dzerzhinsky! e infatti dietro di lui, sul muro, troneggia un enorme ritratto/fotografia del fondatore del KGB. Il capo con estrema gentilezza ci fa sedere e, accertatosi che Michal capisce bene il russo comincia a parlare, lentamente e solennemente

.. mi dispiace che abbiate aspettato tanto e mi dispiace dell'accertamento cui ho dovuto sottoporvi, sappiate che a nome della Federazione Russa mi sento in dovere di chiedervi formalmente scusa per tutte le questioni burocratiche cui dovrete man, mano sottostare, capite bene che qui siamo in una zona dove dobbiamo tenere gli occhi bene aperti, la Russia è in zona di guerra in queste terre del sud e quindi siamo costretti, nostro malgrado, ad adottare sistemi precauzionali forti e forse eccessivi o noiosi per voi. Di questo, io, a nome dei miei uomini e dei miei superiori vi chiedo nuovamente formalmente scusa
Felix Edmundovich Dzerzhinsky

Quando usciamo, Marketa è lì col capo della polizia (quello giovane) che la tampina e non se ne vuole andare, appiccicoso, insistente. Saliamo e metto in moto, Marketa ci racconta che le diceva che lui non avrebbe mai immaginato che ci fosse un'italiana bionda... che poteva fermarsi lì con lui, a lui tutti lo rispettavano, e nel frattempo arrivava la gente, chi gli regalava una bottiglia, chi qualcos'altro, uno un gelato che lui ha regalato a lei..

Continuiamo la strada, passiamo di nuovo al posto di blocco dove ci salutano e ci lasciano passare, vediamo che i distributori hanno un altro tipo di gasolio, costa 4!! Ma non ce lo danno, dicono che è solo per i camion. Siamo un po' preoccupati, continuiamo ancora e siamo poi in riserva e decidiamo che ci va bene lo stesso quello dei camion. I controlli sono regolari, ogni 25/30 kilometri ci chiedono di scendere e di andare a registrarci nel gabbiotto, ci va un sacco di tempo perché oltre a scrivere ogni soldato incuriosito ci fa un mucchio di domande. Quasi nessuno chiede soldi, soltanto i soldati (che sono diversi dai poliziotti, sono in tuta mimetica e hanno il mitra imbracciato) rompono, ma quasi elemosinando, loro non hanno nemmeno da mangiare, dicono, dateci 100 rubli, e daaai

Arriviamo a Machatchkala, mentre siamo lì ci dicono che hanno appena ucciso il vice sindaco, la moglie e il cognato, i terroristi, con una bomba. Giriamo per la città, poi sbagliamo strada e usciamo, così doppio controllo, uscendo e fatta la rotonda, anche rientrando

02 mar

Poi ci fermano degli uomini che non sono in divisa, ma hanno una paletta come quella della polizia:

c'e' da pagare la tassa dell'ecologia
Cerchiamo di discutere un po', ma non c'e' nulla da fare, bisogna pagare la tassa annuale: ci danno un tesserino
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Decidiammo di uscire passando dalla strada sul mare, vediamo quindi per la prima volta, da lontano, il mar Caspio. Ed ora al controllo ci vogliono ritirare la patente, anzi ad ogni controllo da adesso in avanti con le scuse più idiote ci dicono che c'è il ritiro patente e per evitarlo 300/500 rubli a scelta

Non era di questo che si scusava il nipote di Dzerzhinsky...

Mancano 30 kilometri alla frontiera e ci fermano di nuovo, ora dicono che non possiamo tenere i fari accesi, non è ancora sceso il sole... ma sono simpatici, non ci fanno la multa anzi ci chiedono cosa intendiamo fare, ci dicono che alla frontiera non ci faranno passare, che l'anno scorso c'erano due inglesi che hanno dovuto lasciare la macchina e poi prendere un tassì. Non ci crediamo, abbiamo tutti i visti a posto. Ma non siamo tranquilli. Ci dicono anche che fra mezz'ora smontano e se vogliamo ci accompagnano alla frontiera..?? Ma che bisogno c'è?

Un altro posto di blocco. Mentre Michal va a registrarci ci circondano un nugolo di poliziotti sorridenti. Ce n'è uno con i denti d'oro che mi dice che non si può fumare in macchina, soprattutto una donna.. Mi viene una paura matta, tengo la sigaretta bassa, lui continua a chiaccherare, mi chiede se può prendere Marketa... Poi si rivolge a lei

che ne dici? stai qua con me? io ho la macchina, guarda.. è quella lì

E intanto indica una macchina a lato della strada, tutta lustra. Io gli dico che Marketa è giovane e ora non è tempo per lei di sposarsi, lui dice che da loro si sposano giovani, che lui ha 25 anni, si chiama Mohammed. Sembrava che ne avesse 40!!

Intanto la sigaretta mi si spegne in mano, Michal ritorna, quello insiste di voler sposare Marketa, ma fa sul serio? Non riesco proprio a capire...

Cerchiamo da mangiare, vediamo un hotel-ristorante-bello-e-chiassoso, Michal va a chiedere, ci guardano tutti, non ci piace, ce ne andiamo. Ci fermiamo in una trattoria talmente brutta che chiediamo di mangiare fuori, nel cortile sotto il pesco, ma sono simpatici, ci sono tanti gattini, prendiamo schaslik di capra, gnocchetti ripieni sempre di capra con la panna acida, beviamo aranciata e quando paghiamo ci regalano un sacchetto di nocciole, noi gli regaliamo il prosecco e Michal ai bambini regala le 500 lire italiane che sono fuori corso, ma che, dice lui, sono una bellissima moneta e se n'è portate un sacchetto. Ci dicono di tornare l'anno prossimo... e ci salutano con la mano, bambini compresi, mentre ci allontaniamo

Arriviamo alla frontiera azera alle 10 di sera. Un incubo, anzi peggio, in un incubo non avrei potuto immaginare una cosa del genere

Ci sono centinaia di persone che vagano nel buio, a piedi in un piazzale che non si capisce se finisce in una boscaglia oppure quelle ombre laggiù sono ancora persone, c'è un vociare altissimo e tutti si assiepano intorno alla nostra macchina spintonandosi

Una macchina si accosta, ci ferma, dice che ci porta lui, noi invece ci fermiamo al gabbiotto della polizia, questi ci dicono che quello in macchina è un bandito, ci fanno spaventare, fanno il gesto di chi viene sgozzato, ci disegnano la mappa della frontiera, ma poi capiamo che i banditi sono loro, vogliono soldi, vogliono spaventarci, noi ce ne andiamo. Michal poi scende e bisticcia con il tipo delle assicurazioni, mi chiama, Marketa si chiude in macchina terrorizzata, un tipo senza un occhio mi si attacca alle calcagna e continua a dirci che lui ci può aiutare, lo mando via, non se ne va, mi segue nel gabbiotto dove c'è Michal, Michal gli dice che non può perdere più il suo e il suo (di lui) tempo, ripetendo per la decima volta che non abbiamo bisogno di lui, ma è come parlare a un muro. Non facciamo l'assicurazione che infati non si capisce perché dovremmo farla in Russia se deve valere per l'Azerbajian, saliamo in macchina e passiamo dove prima ci avevano detto che non si passava. Poi ci fermano in un piazzale e dicono che deve andare solo uno con i documenti. Michal va, per poco cade in un buco, gli dicono che non si può andare, fa chiamare il capo, non si passa: gli stranieri non passano da quella frontiera. chiuso.

Ci fermiamo per telefonare. Chiamiamo Dado e gli chiedo il numero dell'ambasciata italiana a Baku (a Torino sono le 8 di sera, a Baku mezzanotte). Dado me lo trova in due minuti, intanto arriva un poliziotto e ci dice che non possiamo stare lì che è pericoloso. Ripartiamo, ci fermiamo davanti all'hotel-ristorante-bello-e-chiassoso. Telefono al console italiano a Baku, ci chiede come mai siamo in frontiera a mezzanotte, poi ci dice di richiamarlo domattina che si informa. Non ci resta che andare a dormire. Michal torna dentro all'hotel-ristorante-bello-e-chiassoso per la seconda volta e per la seconda volta non è convinto e ce ne andiamo

Ci fermiamo prima che ci fermino loro ad un posto di blocco. Scendiamo e raccontiamo i nostri problemi. Diventano subito solidali con noi. Studiano il da-farsi

Siamo a Derbent

I poliziotti ora fanno a gara per aiutarci, uno di loro grande e grosso ci dice che ci porta lui, se non troviamo possiamo andare a dormire a casa sua, c'è solo sua moglie con i bambini, lui è di turno fino a domattina, il posto c'è. Ma intanto sale in macchina con noi e ci accompagna in un albergo. C'è un enorme cancello, ci dice di suonare il clacson, lo facciamo a più riprese, finalmente arriva uno spilungone, che si mette a parlottare con il poliziotto, poi ci dice di entrare, di posteggiare. Ci fanno aspettare un quarto d'ora e poi tornano tutti trionfanti dicendoci che la camera c'è e che se vogliamo ce la fa vedere....

Costa 400 rubli + 50 di posteggio, facciamo 500 (bo!?!)

[Un po' mi dispiace, sicuramente hanno tirato giù dal letto qualcuno...]

La camera è abbastanza bella, col bagno, naturalmente non c'è acqua, nemmeno fredda. Alena è stanca e va a dormire, noi invece andiamo a farci il bagno nel mar Caspio!!

Nel retro dell'hotel comincia la spiaggia e quindi usciamo in costume e ci avviciniamo al mare. E' abbastanza buio, non c'è nessuno, poi arriva il poliziotto con il tipo dell'albergo, ci chiedono se danno fastidio, si siedono sulla spiaggia, chiaccheriamo, quando all'improvviso il mare si illumina tutto di una luce azzurra, splendida, non capiamo cos'è. Ci dicono che è la polizia con i laser che illumina il mare per vedere se ci sono i briganti. La luce continua per un quarto d'ora, sembra l'aurora boreale azzurra invece che rosa, facciamo il bagno ed è bellissimo.

Sulla spiaggia ora ci sono due tipi con un accendino che cercano le chiavi della macchina che hanno perso, noi, chiaccherando, rientriamo e andiamo a dormire

03 settembre, mercoledì

Derbent - Budennovsk

Ci sveglia il tranquillo frangersi delle onde del mar Caspio. L'aria è calda e l'atmosfera fresca, in giardino una donna appende le lenzuola ad asciugare, nel porticato all'ombra ci sono uomini che fumano.

lenzuola

Noi facciamo il caffè e aspettiamo l'ora per cominciare le telefonate. Parliamo con il console italiano a Baku, con l'ambasciata azera di Mosca, chiamiamo anche quella italiana, poi quella azera a Roma, a tutti spieghiamo tutto e le risposte son o quanto mai disparate, qualcuno ci rimanda di qualche ora, nell'attesa chiedo alla telecom il saldo delle mie schede e con raccapriccio mi accorgo che tra ieri sera e questa mattina abbiamo speso 175.00 euro di telefonate!! Oltre agli sms che non vengono registrati subito.

Decidiamo quindi di andare a telefonare in un telefono pubblico. Lasciamo l'albergo con molto malincuore perché sarebbe proprio stato bello farci una giornata di mare.

Ci salutano tutti festosi, sembra di essere in una pensione nella liguria degli anni 60, le famigliole con i bambini e gli enormi salvagente a forma di anatra, i secchielli e le palette, la fontanella per lavarsi i piedi con l'acqua che sgorga da una faccia di leone... L'enorme giardino pieno di palme, rododendri, rosmarino. Nel retro, verso il mare tutta la parete è coperta da dolcissime bougainville viola e altre di un rosso acceso

Il telefono pubblico invece è su di una strada con a lato un immondizzaio. Nell'ufficio c'è una ragazza alla scrivania, un'altra seduta davanti a lei, e su due poltrone due ragazzi stravaccati. Alle 10 del mattino sono lì sdraiati come se fossero le due di notte. C'è una desolazione... Telefoniamo e il console italiano a Baku mi dice che ha scoperto che c'è una legge russa del 1999 che vieta il passaggio agli stranieri nelle frontiere del sud, via terra. Non c'è nulla da fare, di lì non si passa.

Compriamo da mangiare e bere, siamo depressi e arrabbiati, Michal ancora non vuol crederci. Vuole andare a Machatchkala in qualche ufficio a chiedere se ci sono eccezioni, possibilità alternative, autorizzazioni.. che so

Io invece oramai sono convinta e penso invece alle possibilità di rientro.

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Arriviamo in città e ci accorgiamo con raccapriccio che tutti i tombini sono aperti, quindi ora guido guardando per terra invece che davanti a me, per una strana combinazione lungo la strada c'è un gommista dietro l'altro. Ci viene un dubbio: sono loro che aprono i tombini per avere clienti oppure c'è concentrazione di gommisti perché qui i tombini sono sempre aperti?

Siamo nervosi, giriamo in tondo per mezz'ora prima di trovare l'ufficio doganale, poi entriamo e chiediamo. I poliziotti si fanno in quattro, telefonano alla frontiera, chiamano gli uffici centrali, non voglion credere che ci sia questa legge, dicono che è impossibile, poi finalmente arriva uno che sembra il più autorevole di tutti e ci conferma che da 4 anni a questa parte le frontiere cia terra sono tutte chiuse per gli stranieri, passano solo i russi e gli azeri e più a ovest alle frontiere con la Georgia, sia quella del mare, sia quella dei monti passano solo i russi e i georgiani. Via mare sono anni che non si va più

Il poliziotto ci accompagna alla macchina raccontandoci che lui ha fatto il militare in Cecoslovacchia, a Mlada Boleslv, che andava a rubare le pere nei campi, era bello...

Ci fermiamo a pranzo sulla strada, in un chiosco sotto gli alberi con la musica a palla

03 mer

All'incrocio ci fermano, l'autostrada che passerebbe per Groznyj è chiusa.
Ci sono i blocchi di cemento, i sacchi di sabbia.
I poliziotti però controllano la velocità

ma non lo sapevo: Ivan il terribile in russo è Ivan Grozhnyj, perché Grozhnyj vuol dire terribile!!
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E poi ricomincia il deserto

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Quasi un centinaio di kilometri nel deserto. E' veramente bellissimo, il sole che cala e noi che, soli, viaggiamo su questa strada ben asfaltata, tutta diritta. A un certo punto vediamo un'ombra scura sulla strada in lontananza, rallento, aguzzo gli occhi, ma cos'è, rallento ancora, non credo a quel che vedo: una enorme mucca nera, morta, sdraiata a lato della strada.... Si vede che è stata messa sotto da un camion, ma adesso è pericoloso, fra mezz'ora qui è buio...

Man mano che viene buio si vedono in lontananza delle luci, e finalmente arriviamo, un posto di blocco. Ci fanno scendere, sono in tuta mimetica, anche la caserma è coperta da un enorme tenda mimetica. C'è un vento spaventoso, e nel vento la sabbia. I soldati vogliono vedere il baule, ma il baule non si apre, un soldato entra in macchina, sale dietro, tira fuori un po' di roba, poi ci fanno registrare

Siamo usciti dal Dagestan, entriamo nella regione di Stavropol, cominciano le case, i villaggi, le macchine, i lampioni. Dove andiamo a dormire? Qui sembra di essere entrati in una città, la polizia, ci ferma.

Solito ritornello, vogliono aprire il baule

- il baule è rotto
questo poliziotto è strano, seccato, urla
- aprite il baule!
- Ma non si apre, se volete tiriamo giù la roba, ma lo sportellone del baule è rotto!
Continua a non crederci, torna alle macchine, parla con un tipo, poi da lì chiama Michal, gli dice di salire in macchina, li vedo parlare, poi Michal esce urlando dalla macchina, l'altro dietro
Mi ha detto che sono un contrabbandiere, a me! Mi ha detto: io e te sappiamo che sei un contrabbandiere, quindi dimmi cosa porti...
Michal è furibondo, io cerco di calmare le acque, quello dice allora di tirare giù tutto. E noi tiriamo giù tutto dalla macchina e dal bagagliaio sopra. Facciamo una montagna di bagagli sul ciglio della strada.

Poi lui arriva tutto baldanzoso, comincia a cercare, e cerca, cerca, sale in macchina, scavalca i sedili, entra nel bagagliaio, cerca ancora, esce, apre tutte le borse, entra di nuovo in macchina... infine ci guarda, io mi sento in imbarazzo per lui, poveretto, in fondo fa il suo mestiere, che ne sa lui, invece Michal è ancora inviperito e si vede. Lui ci dice che possiamo andare e poi si volta, va sul ciglio della strada, tra l'erba alta, tira fuori un'anguria e .. ce la regala... Sorridiamo, facciamo la pace, anche Michal sorride. Carichiamo di nuovo tutto mettendo la roba bene a posto, che ce n'era bisogno, e partiamo.

Ci fermano ancora due volte poi arriviamo in una cittadina e cerchiamo da dormire.

Il primo albergo è troppo caro, il secondo potrebbe andare bene, ma non hanno il cambio, in città non ce ne sono di sera, noi non abbiamo più contanti quindi Michal chiede alla tipa se si può pagare l'indomani mattina. Quella risponde di no, Michal torna in macchina, Marketa ha un guizzo di coraggio e rientra nell'hotel, e la convince. Noi intanto cerchiamo di mettere la macchina nel parcheggio, ma la tipa che c'è lì di guardia dice che non può farci entrare perché il capo non c'è. Sono arrabbiatissima. Decidiamo che con Michal dormiamo in macchina. Marketa è già in camera.

04 settembre, giovedì

Budennovsk - Novorossijsk
 

Alle sei del mattino arrivano i poliziotti a dirci che non possiamo rimanere lì: è divieto di sosta. Ci spostiamo e parcheggiamo in un altro posto, aspettando le nove quando aprono le banche per cambiare. Poi recuperiamo Marketa e partiamo

[Piccola nota sul cambio: appena entrati in Russia il cambio alla frontiera era spaventoso: tutti gli uffici ci mandavano al "cambio ufficiale" che in realtà era un uomo in canottiera con in tasca una mazzetta di soldi che blamblinava da un bar all'altro, e offriva 32.00 rubli per 1 euro, senza ricevuta. A Rostov na Donu abbiamo cambiato a 34: cioè per 100 euro ci hanno dato 3400 rubli, dopo Rostov in ogni città era invece sempre peggio, quindi cercavamo sempre di cambiare il meno possibile per aspettare/vedere se il giorno successivo fosse migliorato]


frontiera ukrajna/russa         14/8   1 euro = 32.0
Rostov na Donu                  15/8   1 euro = 34.4
Saratov                         17/8   1 euro = 33,5
Samara                          19/8   1 euro = 33,9
Ekaterinburg                    24/8   1 euro = 33,0
Kazan                           27/8   1 euro = 32,8
Astrachan                       01/9   1 euro = 32,6
Novorossijsk                    05/9   1 euro = 32,9
Moska                           07/9   1 euro = 32,9


Viaggiamo tutto il giorno, quando ci avviciniamo al mare comincia la strada tortuosa che scende dalle montagne, c'è divieto di sorpasso per tutto il pezzo, che è lunghissimo, ma decine e decine di macchine sorpassano, anche in curva, anche in punti dove la visibilità è nulla e ad andature ben sostenute. Noi invece stiamo in colonna, davanti a noi una macchinetta rossa, davanti a loro un camion che sbuffa e va ai trenta all'ora. Poi dopo tanto c'è il cartello che segnala che fra 500 metri ci sarà la doppia corsia, la macchinetta rossa finalmente, 100 metri prima della possibilità, ma quando ormai la strada è larga e la visibilità buona si lancia nel sospirato sorpasso.... e proprio lì dietro la curva c'è la polizia che salta fuori e li ferma. Ma loro, poveretti non si fermano e così questi cominciano l'inseguimento. Li troviamo dopo un po' accostati con la polizia che discutono a lato della strada, la moglie piange, l'uomo gesticola... Sono proprio indignata, quel poveretto ha visto passare macchinone veloci e imprudenti e poi ora lui, che ha pazientato mezz'ora, è in un mare di guai.. Mi dispiace proprio.

Verso sera arriviamo al mar Nero, peccato è quasi buio, scendiamo costeggiamo il mare, ma ormai si vede poco lo splendido panorama. Quando entriamo a Novorossijsk è notte. Andiamo subito al porto e alle biglietterie ci dicono che dobbiamo andare sulla collina, l'unica nave che parte caricando anche le macchine è di una ditta che sta là. Trovare la strada, senza sapere la via, al buio, su per la collina.. Decidiamo di prendere un taxi che ci preceda. Così facciamo e, attraversando tutta la città ci immettiamo in un dedalo stranissimo di viuzze che si inerpicano, a volte tortuose, a volte con curve a zig zag, ma mai come da noi, i tornanti. Qui in Russia, e non solo, anche in repubblica Ceca, ho proprio notato quando sia differente la maniera che abbiamo noi e che hanno loro di salire e scendere dalle montagne. Noi non risparmiamo la strada, piuttosto facciamo 10 tornanti, ma la pendenza è più o meno sempre quella, qui in Russia è tutto differente, ci sono salite scoscese, tutte diritte che poi si rituffano e se invece si deve salire piuttosto si gira tutto intorno alla montagna, ma pochissime volte ho notato dei tornanti

Arriviamo alla ditta, che gli uffici sono chiusi, ma il ragazzo che ci apre ci dice gli orari, martedì e mercoledì, si parte per Varna, in Bulgaria, poi la nave rientre facendo una tappa a Batumi, in Georgia. Ma per noi non va bene, il nostro visto scade lunedì

Il ragazzo però ci dice di andare a provare al porto mercantile, non a quello passeggeri, magari ci sono navi che vanno in Turchia prima di martedì

Scendiamo per le stesse strette stradine con, questa volta, davanti agli occhi il mare è le luci di questa bella città che vi si riflettono

Anche al porto mercantile, che già per trovarlo è stata un'impresa, uno dice, vai lungo il mare e prima o poi lo trovi.. certo, ma prima di trovarlo sai quante strade, dalla principale che costeggiava il mare, sembrano giuste? e poi finiscono in niente? Alla fine lo troviamo, e sarebbe stato impensabile, senza indicazioni, infatti bisogna salire, ma uno dice, salire, impossibile, torniamo indietro, e poi c'è una stradina che, a picco, arriva al mare.

Nel porto sembrano tutti militari, hanno tutti le tute mimetiche, ogni tanto arriva dalla discesa qualche gruppetto invece vestito normalmente, con la sacca che sa proprio di marinaio...

Il capo lì controlla gli orari, ma ci conferma purtroppo che la prima nave che salpa verso un porto che non sia ukraino e che carichi la macchina è martedì, per Varna.

Che delusione, andiamo a cercare l'albergo? Io sono già nervosa, Michal entra ed esce da un due o tre hotel (la condizione è quella del parcheggio custodito acanto) ed io divento ancora più nervosa. Finalmente ne troviamo uno accessibile, con il parcheggio però ben distante.

Cominciamo a bisticciare quasi subito, non troviamo il ristorante, ce n'è uno che sembra una discoteca, fanno pagare l'ingresso, non c'è nessuno, non ci piace, siamo andati fino al parcheggio adesso io mi impunto, voglio tornare col taxi, Michal allora mi dice che va a cercarlo, di aspettare, lì. E aspettiamo, dopo un po' siamo stufe e cominciamo ad avvicinarci a piedi e così passo dopo passo, quando incontriamo Michal che sta arrivando col taxi, siamo arrivate...

(scrive Michal)

Quando ho chiesto alla reception dell'hotel per il posto e per la macchina, mi hanno indicato una direzione, e detto:

vede lì? c'è una discoteca, là c'è anche il parcheggio.

Dunque sono 100 metri. Bettina, parcheggiato davanti all'hotel, non si fida, e rifiuta di tornare a piedi. Crede che davanti alla discoteca ci siano taxi.

Hm. "andiamo".
Ma non c'erano. Quindi pretende che vada a chiamarlo davanti all'hotel.
"Per questi 100 metri ?#?£ ?".
Non c'è verso. Lei "non ce la fa". Trovo il taxi, dico
per cominciare, vada alla discoteca, ci sono 2 donne che ci aspettano
il tassista mi fa
capito, sono due prostitutki?

Ma, guarda caso, facciamo inversione del corso, e dall'altro lato sono già arrivate le due, che "non ce la facciamo"... "Eh, ce l'abbiamo fatta!".

Bene, quindi io mi sono preso un taxi per 10 metri, e mi sono preso pure del puttanaro.

Michal si arrabbia tantissimo, comunque partiamo e il taxi ci porta in tutta Novorossijsk a cercare un ristorante, è tradi non ne troviamo nemmeno uno. Torniamo in albergo, Michal è sempre più arrabbiato che dice che lui l'aveva detto, e se ne va a dormire. Allora mi riarrabbio pure io e quando Marketa ci dice che al ristorante dell'albergo lei non osa andare, perché ci sono tutte puttane, Michal sempre arrabbiatissimo è già a letto e non ha nessuna intenzione di alzarsi ed io sono talmente Ci addormentiamo arrabbiati

04 gio

05 settembre, venerdì

Novorossijsk

Ci svegliamo arrabbiati, cioè io sono ancora furibonda e non mi alzo fino alle 11.00

Continuo poi in crisi isterica tutta la mattina, cioè gli dico che non parto, che sono stufa, che andiamo a farci protrarre il visto, dove, non lo so, io aspetto martedì e poi ... dio mio questo vuol dire arrivare a Varna venerdì 12... non è possibile.... sono sempre più arrabbiata e Michal va a fare le commissioni, va a cambiare i soldi, va a comprare le sigarette

Alle 4 decido di piantarla, saliamo in macchina e partiamo per Moska, è nuvolo, ogni tanto piove, ma poco, quel tanto che basta per far andare i tergicristalli e per tenere l'andatura bassa per l'asfalto bagnato.

Ci fermiamo a mangiare e l'umore migliora, e poi viaggiamo, viaggiamo, viaggiamo

Quando comincia a fare buio cerchiamo da dormire, meglio viaggiare con la luce, inutile continuare in una strada che non conosciamo. Ci fermiamo prima di Tula a Teploje, che in ceco vuol dire caldo.

Troviamo un albergo piuttosto brutto, anzi direi decisamente schifoso, come al solito usiamo i sacchi a pelo

05 ven


continua continua

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pagina scritta e curata da Michal Maruska & Elisabetta de Carli Maruskova.

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