dodicesima puntata

verso il Caucaso, ad Alista nella repubblica Kalmykja, poi Stavropol e Majkop nella repubblica Adighea
dal trentunesimo al trentaduesimo giorno

Saratov, venerdì 30 agosto 2002

La mattina partiamo presto, verso le 7.30, Michal continua a consultare la cartina, vorrebbe andare ad Astrachan, oppure verso la Georgia per salire sui monti e vedere l'Hebron, ma si viaggia lenti e i kilometri sono tanti, a malincuore continua a contare e infine si convince...
Ci fermiamo a prendere il caffè, (disgustoso) io me lo faccio mettere in un bicchiere di plastica per non doverlo bere tutto subito ed esco. Nel piazzale un ragazzo mi chiede, indicando la macchina..
italiani?
da, i Vy? (in russo gli rispondo io)
E lui ci dice fiero che arriva dagli Urali..
anche noi siamo andati lì, bellissimo
facciamo amicizia, arriva anche suo fratello e la loro zia e chiacchieriamo un po'. Io poi racconto dell'agenzia matrimoniale e la zia è molto incuriosita, le dò un catalogo e le faccio vedere Brave-heart che intanto esce dal negozio, lei è entusiasta di lui, lui le fa vedere la propria scheda e comincia a raccontare di sé... Lei infine gli chiede un autografo!
ma scherza?
no, dice che lo fa vedere alle amiche per far vedere che lei ha davvero conosciuto questo signore..
E Brave-heart continuando a ripetere la sua frase storica: "non ci posso credere..." scrive sul catalogo a pie' di pagina: A Nina, con simpatia, Brave-heart: il suo primo autografo
Intanto Michal lava i vetri

Passiamo vicino a Kamyshin, e fotografiamo l'unico cartello pubblicitario della zona: Albergo Opava, camere confortevoli,prezzi modici  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita
Dopo 50km ci fermiamo in una grande piazzuola con un mercato, negozi e il distributore e troviamo di nuovo la gente di Tcheljabinsk. Facciamo la fotografia a Nina e lei ci dà 5 monetine, dobbiamo buttarle in una fontana, in Italia per lei, così il suo desiderio, di vedere l'Italia, si avvererà. Ci regalano le mele. Brave-heart compra la lampadina di scorta. Noi compriamo cerini enormi da usare sotto pioggia o sui gommoni nei fiumi.  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita
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(scrive Michal )

La strada è deserta, tutto intorno è deserto, l'asfalto è buono, Bettina corre, distanzia Brave-heart. Poi si ferma e si cambia perché fa troppo caldo

sorpassiamo un camion che arriva dall'Iran  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita
Poi ci fermiamo per mangiare, ma non ci piace il posto, (nel frattempo Brave-heart, come in ogni sosta, apre il baule e controlla gli attrezzi e cose varie). Quando ripartiamo si è dimenticato di chiuderlo e gli vola tutto in aria... Suoniamo il clacson all'impazzata, se ne accorge, si ferma e poi rifà la strada a ritroso a raccogliere quello che ha perso.  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita
Intanto noi ci fermiamo a lato della strada dove c'è gente che vende frutta. Compriamo un sacco di pesche, pomodori, prugne. Laviamo tutto alla fontana.

Continuiamo, attraversiamo Volgograd e comincia il deserto. Non ne avevo mai visti ed è davvero singolare. Ogni tanto vediamo un lago in lontananza, ma poi centinaia e centinaia di kilometri di terra riarsa, senza nemmeno un cespuglio, niente.

[Nota: mi raccontano poi che in primavera qui ci sono infinite distese di tulipani, gialli, rossi, bianchi. E nei laghi è pieno di gigli bianchi!]

Dopo circa 100 kilometri entriamo in Kalmikija. Ci fermiamo al cartello d'ingresso della repubblica. Brave-heart impazzisce e corre nella prateria come un cow-boy che doma il suo cavallo...
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vediamo un pulman al quale manca la targa.. l'hanno scritta nella polvere!  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita
Poi ripartiamo, ancora ignari di cosa ci aspetta, ci ferma la polizia (sono due poliziotti cinesi!!) dicendo che avevo superato i 70 km all'ora, ma che siccome ero una donna non mi avrebbe fatto la multa! Bene, questa è una buona notizia. Scendiamo e ci guardiamo un po' intorno.. ci sono una decina di cinesi.. che strano.

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Continuiamo e adesso siamo incuriositi.. guardiamo dentro le rare macchine che incrociamo o sorpassiamo.. ma sono TUTTI cinesi! E così quando finalmente dopo circa trecento kilometri di deserto arriviamo alle prime case della città ci fermiamo a chiedere. Questa è una repubblica autonoma di cinesi. Nel 1600 quando c'erano le guerre con il Tibet migliaia di cinesi sono arrivati in Russia chiedendo asilo allo Zar, che magnanimo, ha concesso loro un pezzo di deserto!

Ci guardiamo intorno increduli, tutto, l'architettura, i negozi, perfino le strade sono diverse. Ridiamo come matti e anche i cinesi ridono vedendo noi. L'autista di un pulman ci dice che è lui sul poster con il Dalai Lama.

Scendiamo davanti a un bellissimo albergo (bello, poi scopriamo, solo da fuori) e il prezzo della camera ci piace. Ci fermiamo.

Nelle camere le solite sorprese: non c'è acqua calda, il frigo non funziona. Michal discute con la donna del piano. L'albergo si chiama Aghidaja, come la repubblica nella quale andremo sulla strada per Sochi.
e poi andiamo in giro per la città a filmare... ci facciamo fotografare davanti al palazzo presidenziale e a quello del presidente

Chiediamo ai tassisti davanti alla porta d'oro dove possiamo andare a cena: dicono che alle 19 chiudono tutti. Poi delle ragazze ci indicano l'Orient (vicino a Buddha), e anche scopriamo dove c'è il bancomat... vicino al palazzo del Presidente,del Governo,del Parlamento. Il Bancomat non indica visa, quindi non proviamo nemmeno. C'è un cartello che pubblicizza le Olimpiadi di scacchi.

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Una ragazza ci indica un altro ristorante, sembra chiuso, ma ci sono i taxi davanti ... Entriamo, Michal ci precede, si gira verso di noi dicendo

c'è il pienone!
Noi fiduciosi.. invece non c'è nessuno! Michal ci ha proprio gabbato. Siamo soli in un enorme salone dorato, con il posto per l'orchestra, tanti tavoli imbanditi, poltrone, bei quadri. Le cameriere cinesi. Mangiamo la cucina nazionale, pesce, insalata, bugie, spaghettini con la carne: niente a che fare con la tradizionale cucina cinese alla quale siamo abituati.. In effetti io continuo a chiamarli cinesi, ma la ragazza ci racconta che loro sono Kalmiki. Ci racconta anche che una volta scrivevano in cinese con i caratteri cinesi e poi all'inizio del '900 si sono stufati e ora scrivono in cinese.. con i caratteri cirillici! Una ragazza mette la musica e sceglie le cassette. Non si può fumare, ma io insisto talmente che infine mi portano il posacenere.

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la ragazza disk-jockey (sceglie le cassette)  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita
Poi fotografiamo un poster dietro alla cassa con raffigurato il Presidente.  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita
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Quando rientriamo in camera hanno aggiustato il frigo!!

Elista, sabato 31 agosto 2002

(scrive Michal )

Ci alziamo presto...

una foto dalla finestra dell'albergo, poi una foto al corridoio spaventoso del nostro piano
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Prima di partire Brave-heart e Bettina fanno un po' di acquisti nel negozietto dell'albergo, tra le altre cose compriamo anche un giornale con le foto dell'ultima festa in costume:
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scendiamo alle macchine. Il gruppo di giovani di ieri sera non c'è più. Mettiamo a posto un po' la macchina (perché c'è la spazzatura nel parcheggio). Abbiamo le bottiglie d'acqua per gli imprevisti. Non facciamo nemmeno caso al freddo che fa. Potrebbe essere benisimo fine ottobre (per noi). Il cielo è perfettamente senza nuvole.

Invece di fare 50 metri di controsenso, vogliamo essere precisi e... finiamo in un mercato cinese. Gente con i carri (sulle 2 ruote grandi), con i camioncini. Abbiamo i finestrini chiusi, e ci sembra un film. Facce cinesi che ci guardano. Anche per loro deve essere insolito. I venditori si fermano dal servire per guardare queste 2 macchine ... Comunque procediamo a passo d'uomo, perché la stradina è stretta, piena di buche e siamo in coda ai carretti. Cosa vendono? Angurie, .... scarpe, pezzi per la macchina ... Finito il mercato, guardiamo le case, architettura cinese.

Torniamo sulla principale, e io voglio vedere l'arco di giorno. Ma non solo... ci perdiamo un po', anche nella ricerca per regalare un catalogo. Niente. Le donne/ragazze non si fidano. Ci guardano storto. Notiamo delle persone russe. Finalmente (dopo alcune inversioni) troviamo la direzione. Ora la benzina.

Il mio ragionamento è: più verso Caucaso, meno costa la benzina. Però dopo Volgograd mi sono un po' ricreduto. Lasciamo Braveheart al distributore (il diesel non c'è).

La strada sale, la città finisce. Alla fine un altro benzinaio. Facciamo poco (20 litri)! Andiamo nel bar: lavo i vetri. Tentiamo ancora di telefonare a Sochi/Novorossijsk. Al bar prendiamo gelati, caffè, ma non si può telefonare. Scherziamo con le ragazze. Braveheart giudica la brioche del '74 e i gelati si chiamano bomba! Ci incuriosiscono le fotografie sulle pareti. Sono di Sochi. Pare che un amica delle ragazze del bar (tutte russe) sia andata lì questa estate.

Vediamo una cavalletta gigantesca sul muro.
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Perfino i distributori sono cinesi!
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Continua la steppa. Multa per la velocita 92 invece di 70. La polizia era nascosta dietro una collina...

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Arriviamo alla frontiera della repubblica Kalmicka. Si tratta di una torreta della polizia a 20 metri dalla strada. Un poliziotto con il mitra sulla strada, ci ferma, ci invitano nella torreta con i passaporti. Sono tutti Kalmiki, con i denti d'oro. Pieni di pistole. Ci chiedono regali. Sorridendo, ma con insistenza nel ridere e chiedere. Ok, andiamo in macchina a prendere vitel tonné, insalattissime ed un catalogo. Fanno cenno di regalarci la pistola.

Subito dopo la frontiera c'e un lago. Con i pescatori sulle barche (o nell acqua fino alla pancia??)

Ed ora torniamo nella zona russa: Stavropol.

Arriviamo a Stavropol all'ora di pranzo, c'è molto traffico, è sabato, ci sono matrimoni, c'è il mercato, pieno di gente. Ci infiliamo in un posteggio, ma poi scopriamo che è riservato agli invitati della festa, usciamo in retromarcia fra centinaia di persone e di macchine. Riprendiamo la strada e bisticciamo con un poliziotto che fa la multa perché viaggiavamo nella zona riservata agli autobus. Finalmente troviamo un ristorante.. stavolta è veramente bello. Ci sono diversi tavolini apparecchiati diversi tra di loro, c'è quello (dove ci sediamo noi) con i piatti in ceramica e le posate d'acciaio, quello con i piatti e le posate di legno laccato, un altro con le ciotole di legno, ma i bicchieri di cristallo.. Al fondo del locale, piccolino ma molto accogliente, una fontana in una scenografia che ricorda un ruscello di montagna. Al bar il cameriere continuerà per tutta la durata del nostro pranzo a lustrare i bicchieri.

Mangiamo molto bene, non possono mancare i pelmeni che questa volta sono indimenticabili, con la panna, Michal mangia il pesce, Brave-heart finisce con una enorme coppa di gelato che poi decidiamo di mangiare anche noi

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Quando ripartiamo prendiamo un'altra multa (ho sorpassato da destra una fila che girava a sinistra). Brave-heart si lamenta per la guida troppo "sciolta": invece di ringraziarmi che con le mie sceneggiate/rimostranze sono riuscita a farmi dimezzare la cifra.

Passiamo vicino alla zona militare (dopo una rotonda con i benzinai e una strada chiusa, ma alcuni andavano).

E poi riprendiamo la strada per il mare. Non c'è molto traffico e la strada è molto bella, Michal dice che è perché qui d'inverno non ghiaccia e quindi l'asfalto non si rompe

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Ai lati della strada i contadini appendono i vitelli macellati

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C'è un vento pazzesco, attraversiamo campagne, colline, campi di grano

Ad un certo punto mi fermo e faccio inversione!! Voglio farmi la foto con il cartello che indica la direzione per BAKU.

Cominciamo l'autostrada Baku Mosca, c'è una corsia riservata per la polizia

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Passiamo Armavir e mi dispiace non entrare in città, ma se perdiamo ancora tempo non arriviamo più.

Ai lati della strada ci sono carri armati, carretti di contadini..

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il corteo di un matrimonio!  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita
in attesa alla fermata del pulman  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita
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Poi campi per esercitazioni militari.. questa volta i carri armati sono di cartone!

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Ora andiamo sparati verso occidente, il sole è basso e non si vede nulla

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(scrive Michal )

Entriamo finalmente in Majkop, la capitale della repubblica Adighea: sempre dritto sulla principale. Ma dobbiamo fermarci per un caffè... Bettina si ferma in un bel piazzale e posteggiamo. Poi di colpo escono da un portone ... i vigili del fuoco! Non si può sostare qui, questa è il piazzale dove escono i camion. Dopo 100 metri ci fermiamo davanti a un negozio di autoaccessori e un bar. Io lavo di nuovo i vetri, Brave-heart vuole comprare lo spray per pulire i vetri all'interno, perché abbiamo il sole, basso, davanti e non si riesce a vedere nulla. Il negozio è già chiuso, perché la commessa è al bar. Quando però se ne accorge esce velocemente, è molto cordiale, estroversa, gentile. Ma lo spray giusto non c'è. Brave-heart le offre un caffè, e anche ad una sua amica (già seduta al tavolo) e anche a Bettina. Regalano 3 cataloghi, a turno escono per farsi le foto.

la padrona del bar
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Parliamo: ci facciamo raccontare della strada per il mare, del traghetto, poi ci dicono che a Majkop ci sono 5 donne per 1 uomo. La commessa dice che vuole fidanzarsi con Brave-heart (hehehe) .... ma che ha 3 figli.. Ci dicono che nella loro repubblica tutte le ragazze da 25 anni fino a 35 sono single (divorziate).

Mi raccontano del parco nazionale che c'è lì vicino, (zapovednik) mi dicono che stanno costruendo l'autostrada che porta fino alla montagna. Lì a settembre si può già sciare: in cima alla montagna c'è una grande pianura, ci sono gli alberghi. Lo chiamano la Svizzera russa e il nome sulla cartina è Nagoj Tchuk, 2467 metri. (C'è anche un poeta che ne racconta, una leggenda, ma non mi ricordo chi).

Prima di ripartire arriva un ragazzo a portare (lei glielo aveva chiesto) il liquido lavavetri per Brave-heart, lui è tutto contento fino a che non sente il prezzo. L'equivalente di 8 euro! Comunque paga senza dire nulla, mugugnerà poi con noi ogni volta che laverà i vetri.

Ripartiamo, ma sbagliamo la strada e perdiamo tempo. Intanto vedo sulla cartina, che la città ha un unico ponte e una isola. Vediamo una chiesa enorme (ci giriamo intorno) e un albergo (è l'unico?).

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Quando siamo finalmente all'uscita dalla città ripensiamo di tornare nell'albergo. Non sappiamo che strada ci aspetta ed è già buio. Facciamo pipì in un prato, a turno, e si torna (Brave-heart va a fare pipì con la macchina)

Arriviamo in albergo: sembra una prigione: c'è una grata tra noi e l'amministratrice. I muri sono interessanti, di legno. L'ascensore è fuori uso.
Andiamo nel negozio che c'è lì davanti, facciamo un po' di provviste per l'indomani, vogliamo partire all'alba per arrivare presto, finalmente a Sochi. Poi andiamo al ristorante, ma appena entrati cambiamo idea e riusciamo. Parcheggiamo nel posteggio dell'hotel.

Domani sveglia alle 5!

continua continua

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pagina scritta e curata da Michal Maruska, Elisabetta de Carli Maruskova & Alice de Carli Enrico .

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