ottava puntata

risaliamo il Volga, la strada dei pomodori, Engels, Saratov e Samara, il decimo meeting
dal diciannovesimo al ventunesimo giorno

Volzhskij, domenica 18 agosto 2002

Chissà perché stamattina ci mettiamo tanto?

Avevamo l'appuntamento alle 8 e, fatta la colazione, eravamo tutti giù puntualissimi. Poi Michal si è messo a mettere a posto il baule e ora sono le 9 e mezzo e siamo ancora qui. Brave-heart non si scompone per nulla, anzi scherza e ride facendo battute spiritose... Continuerà il viaggio da solo, l'ha già detto a Er-lacoste, in nessun modo siamo riusciti a convincerlo, non vuole più passeggeri con lui

-si sta troppo stretti, davvero troppo sacrificati in due nella mia macchina
- ma le tappe sono lunghe, non avrà nessuno con cui parlare..
- ho la musica a palla e poi ho tempo di pensare..
- .. e poi è una sfida.. arrivare oltre gli Urali da solo!

Arriva Er-lacoste a salutarci, mi dispiace che non sia del gruppo, come, devo dire, mi dispiace per tutti gli altri anche, ma hanno deciso che prenderanno l'aereo, ce n'è uno che arriva a Samara domani sera, (più o meno quando arriveremo noi). Partendo dall'Italia avevano una prenotazione con la Hertz per affittare una macchina, ma quando sono arrivati per ritirarla quelli hanno cambiato loro le carte in tavola e maggiorato il prezzo di non so quante centinaia di dollari... Jacopo dice che più che altro è una questione di principio, e hanno anche ragione, ma qui a Volgograd? Possibile che non ci siano qui? No, non ne hanno trovati, non ci sono che la affittino per poi andarsela a riprendere in un'altra città

Facciamo tappa prima ancora di uscire da Volzhskij, siamo senza gasolio e Brave-heart senza benzina. Vorrei far controllare i pneumatici, ma mi ricordo di averli fatti gonfiare ad azoto e adesso nessuno di noi sa se si possono controllare ed eventualmente rabboccare se l'azoto non c'è. Ci teniamo il dubbio e andiamo a far rifornimento anche al bar

-si dice gli pneumatici, non "i", è una regola...
-per piacere, Alice, non attaccare con le regole di italiano che se no Michal comincia con la sua tiritera che l'italiano avrebbe bisogno di riforme, che lui non capisce a cosa servano le doppie... e poi bisticciamo

Abbiamo due possibilità per raggiungere Saratov, o a destra o a sinistra del Volga. Abbiamo guardato la cartina per mezz'ora, contato i kilometri, abbiamo letto la legenda per capire cosa significhino i disegnini, ora Michal sta chiedendo a un ragazzone grande e grosso che gli spiega e fa un sacco di gesti. Prendiamo una grande decisione: andiamo alla destra del Volga. È una strada meno principale, quindi ci sarà meno traffico, è anche più corta di una ventina di kilometri... e in più ha un bellissimo nome, la chiamano infatti la strada dei pomodori, perché la usano quelli che vanno a vendere pomodori.

Scopriamo cammin facendo che è meno trafficata perché ha un selciato orrendo, pieno di buchi, Brave-heart è quasi nel suo habitat migliore, la sua macchina e lui non sono fatti per l'asfalto liscio e pulito, ma per i salti e la strada sconnessa. Non si riesce quasi neanche a parlare dal rumore che fanno le gomme sui buchi, sono pentita e chiedo a Michal cosa propone.

cosa vuoi che proponga? lo sai anche tu che non ci sono ponti per attraversare fino a Saratov
Vabbè, continuiamo due ore di inferno. A un incrocio c'è la milizia che ci ferma e ci controlla. Il poliziotto ha un sorriso divertito, non ha visto molti occidentali su questa strada, dice. Gli chiediamo se la strada sarà così brutta fino a Engels e lui dice che fra un po' non sarà più asfaltata per una cinquantina di kilometri.. Di bene in meglio. E poi aggiunge una frase che ci allibisce: chinandosi e guardando sotto la macchina ci dice:
-ma si.. potete passare..
-Cosa significa?
-Significa che al fondo della strada non asfaltata c'è la chiatta che vi trasborda sull'altra riva dell'affluente.
-la chiatta? ma non c'è una strada?
-si c'è, ma bisogna fare un giro di un centinaio di kilometri
Io sono ammutolita, non so che pesci pigliare
buona idea, mangiamoci un pesce
scherza Michal (ma non credo che scherzi poi tanto) lo ammazzerei!

Tutto quello che aveva raccontato il soldato era vero, la strada ad un incrocio diventa sterrata, gran gioia di Brave-heart cui si illuminano gli occhi.

Arriviamo finalmente alla fine. Lo capiamo perché ci sono tre camion anteguerra gialli di polvere e fango fermi davanti a noi. C'è anche una macchina azzurra enorme, una Volga (tanto per cambiare) con due bambini biondissimi con i nonni e un'altra macchina carica di borse e valigie fino all'inverosimile
Michal scende, io sto in macchina incavolata nera, e si mette a parlare con quelli della macchina davanti a noi. Dopo un po' torna tutto sorridente e mi fa vedere sulla cartina.

quelli vengono da Machatchkala!
- e cos'è?
- è a sud, quasi in Azerbajgian, ti ricordi? nel 99 quando eravamo in Russia hanno buttato una bomba a Machatchkala e tua mamma era preoccupata che noi fossimo da quelle parti
- mia mamma è sempre preoccupata!

(e io confondo tutto il Caucaso, non so mai se sopra c'è l'Armenia, o l'Azerbajgian, né quale dei due è bagnato dal mare.. cosa dico? certo che lo so, ho visto le meravigliose foto della meravigliosa Baku (che ha l'accento sulla "u") che ricordano il golfo di Napoli. Comunque confondo lo stesso, e poi ora ho il nervoso.. Chissà quanto tempo staremo qui fermi!)

- ma invece di chiaccherare dei giri di quelli lì non puoi andare a informarti su quando parte 'sta nave?
-gli ho detto che noi andavamo a Ekaterinburg e loro mi hanno consigliato di andare a visitare Kurgun, e poi non c'è nessuna nave, è una chiatta, vieni con me, andiamo a vedere

Scendo e vado a vedere. Oltre ai camion c'è un piccolo terrapieno sotto un albero. Lì ci sono quattro tipi che con un coltellaccio lungo venti centimetri (sembra una scimitarra turca) stanno tagliano un'anguria. Io sono terrorizzata, ma non lo dò a vedere. Ho capito perché Michal voleva anche me, non osava andare a filmare da solo, il pavido.. Io indico la chiatta e mi rivolgo a loro nel mio ridicolo russo e con la voce da deficiente

-quando parte?
-fra un'ora
-e quanto ci mette?
-mezz'ora
-e poi di là la strada è brutta come questa?
-anche peggio
-e c'è ancora tanto per Engels?
-due ore
meno male, ridono. Io ho finito le domande, cade un silenzio imbarazzante, anche perché Michal continua a riprendere tutto (anche loro) con la videocamera
decido di riprendere le domande
-voi da dove arrivate?
-dall'Armenia
-dal Kazachistan
-dall'Azerbajgian
(ma mi prendono in giro? quest'ultimo poi (quello del coltello e dell'anguria) ha tutti, ma proprio tutti i denti d'oro e fa proprio impressione)
Continuo
.. ma davvero? da Baku?
E comincio ad elencare tutte le località che conosco e poi ancora
.. ma siete russi? parlate russo! o lui è armeno, lui azerbajgiano e lui kazako? e siete ortodossi o musulmani?
Il più vecchio riprende
no, noi siamo negri
Io non capisco, quello continua a ripetere che sono negri, io chiedo a Michal di dirgli di spiegarsi meglio, non capisco, i negri sono in africa, non qui. Lui si spiega meglio
i negri sono gli schiavi e noi siamo schiavi

mi si stringe il cuore
Vado a prendere in macchina la cartina e torno. Ora siamo amici, ci fanno vedere la strada che hanno fatto (ognuno da posti diversi davvero). Quello con i denti d'oro si toglie lo stecchino che aveva fra denti per indicare sulla mappa la strada che farà. Anche lui va fino a Ekaterinburg, ci mette 5 giorni, dice. Poi ci chiede se non abbiamo paura dei briganti, poi aggiunge che i briganti non sono per le strade, sono nei palazzi. Hanno i camion carichi di angurie. Intanto lì vicino c'è una donna col fuoco acceso, vicino ha un banchetto dove vende the, sigarette e pesci secchi affumicati. Vicino al fiume c'è un bambino che pesca, tira su il pesce lo porta alla donna, lei lo pulisce e lo mette sul fuoco, alla brace.

Michal chiama Alice, io capisco cosa succede e scappo inorridita in macchina, loro tornano e con Debora fanno una scorpacciata di pesce. Mangiano con le mani, io sono disgustata e loro sono entusiasti.

Finalmente si parte, abbiamo pagato il biglietto a un tipo che viene a guardarci (anche lui) la macchina sotto, si vede che c'è uno scalino alto da fare. Prima di noi entrano i tre camion alzando un polverone che si mischia ai gas di scarico, l'aria è irrespirabile. Chiudiamo tutti i finestrini e aspettiamo. Quando tocca a noi saliamo sulla chiatta senza problemi, ci fanno accostare con un mucchio di manovre alla parete sinistra, poi Brave-heart in mezzo e poi... altri due camion!!! Non ci stanno!! Cercano di sfruttare tutti i centimetri liberi e continuano a fare manovre su manovre, il tubo di scappamento del primo camion è a un metro da me, comunque la macchina diventa una camera a gas, scendiamo tutti, anche fuori non è molto meglio, spingo le ragazze a prua (o a poppa? la chiatta è come una boa, quelle dalle quali, al mare, si fanno i tuffi, larga e quadrata, non si capisce dove sia il davanti e dove il dietro) e comunque il gas arriva anche lì. Finalmente anche il secondo camion è riuscito a salire, ma quando partiamo, cioè quando con un tonfo la chiatta si scosta dalla riva, guardiamo inorridite.. il secondo camion ha le quattro ruote dietro fuori...! Ora al gas dei camion si è sostituito il fumo del motore della chiatta che spinto dal vento ci viene addosso. Che incubo. Con tutti i passeggeri siamo ammucchiati in un angolo, quelli dei camion invece, in alto, non soffrono e ascoltano musiche arabe.

Facciamo amicizia con i due bambini biondi. In tutto il percorso parliamo con loro e ci facciamo raccontare. Stanno tornando a casa, sono stati con i nonni sul mar Nero e adesso hanno migliaia di kilometri da fare. Vivono nell'estremo nord. Ci dicono che vicino a casa loro ci sono renne, orsi e scoiattoli (? non siamo sicuri della traduzione) Sono biondi come svedesi, belli e chiaccheroni, soprattutto la bambina. Percorre col dito tutta la Russia per indicare finalmente il punto dove si trova il loro villaggio, che, ci dice con aria solenne e soddisfatta, dal primo di settembre non sarà più un villaggio, ma verrà considerato un "paese"!

Finalmente approdiamo e riprendiamo la strada, sterrata, in un nugolo di polvere, Brave-heart davanti a noi nel suo elemento naturale!

Ci fermiamo al benzinaio, Brave-heart ha autonomia per 300 kilometri circa (a parte le due taniche da 20 litri caduna che si porta sul tetto) e lo aspettiamo. Dalla sua macchina arrivano a tutto volume le frasi della cassetta del corso di russo

Il viaggio continua piuttosto monotono, il paesaggio non offre molte occasioni curiose o interessanti, se non quando passiamo sugli innumerevoli ponti sugli affluenti più piccoli. Ogni tanto ci fermiamo

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poi ma improvvisamente Michal mi dice

ferma, ferma, lì c'è un cartello che indica il luogo esatto dove atterrò la navetta spaziale con Juri Gagarin!
ci fermiamo e ci facciamo la fotografia, io ricordo alle ragazze la bellissima poesia di Evtuschenko Gagarin, con quel verso che mi era piaciuto tanto: "con lo stivale di Amstrong io scesi sulla luna"  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita
(scrive Debora )

Arriviamo nel pomeriggio tardi a Saratov, siamo stanchi come al solito... Ci facciamo prestare il "Lonely Planet" da Brave-heart, una guida turistica su tutte le citta del mondo e leggiamo le informazioni su Saratov: dice che i turisti stranieri non possono alloggiare negli hotel in città e che non sono ben accetti dagli abitanti. Noi ci ridiamo su, non ci crediamo, cerchiamo un posto in cui fermarci per la notte.

Proviamo in un hotel vicino al Volga, ma infatti ci dicono che essendo stranieri non ci possono ospitare! Ci indicano un altro albergo, il Bratislava, a 50 metri da lì, un hotel di lusso. Ci andiamo e ci trattano davvero male, per prima cosa ci dicono il prezzo (esorbitante) come se capissero che non ci saremmo andati, e infatti non ci andiamo.. Allora ritentiamo nell'albergo lì vicino, quello di prima, Michal dice alla tipa che noi abbiamo bisogno solo per una notte, che alle 7 domattina ce ne andiamo, forse si intenerisce, forse capisce che non avrà grane, fatto sta che la tipa ci dice che possiamo fermarci, ma domani mattina dobbiamo lasciare le stanze alle sei (noi pensiamo perché ha paura che potrebbe venire la polizia a controllare, loro non hanno la "licenza" per ospitare stranieri).

Accettiamo perché non ci sono altre alternative e comunque domani dobbiamo essere a Samara e quindi bisogna partire presto. Prendiamo due doppie, una senza bagno che stavolta tocca a noi. Anche Braveheart ha la singola e anche lui è senza bagno. Le stanze sono davvero belle, pulite e accoglienti e poi c'è un bellissimo panorama sul fiume Volga. Dopo esserci sistemati andiamo a farci la doccia in camera di Bettina e Michal.

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Un breve giro sulle rive del Volga, pieno di bar e ristorantini in cui la specialità sono gli schaslik, cucinati sulla griglia all'aperto. Ci sono anche imbarcazioni che portano le persone a fare un giro del fiume, con discoteca e cena inclusa, avremmo dovuto aspettare due orette per salirci quindi ci fermiamo in un ristorante normale. Dopo aver mangiato vorremmo andare, come al solito, in un internet cafè, ma stavolta siamo sfortunate perché l'unico centro vicino all'albergo è chiuso. Rientriamo quindi in albergo e andiamo a dormire presto.

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L'albergo di Saratov è bellissimo, finalmente una camera arredata con mobili che non hanno 50 anni di vita. La città anche è bellissima, non fossimo così stanchi scenderemmo a fare una passeggiata: il centro ha un'isola pedonale piena di gente e di negozi. Andiamo a cena vicino all'albergo, lungo il Volga, paghiamo carissimo
Michal sembra soddisfatto della cena, ma ancora per poco, quando andiamo a pagare ci viene un colpo, noi siamo abituati a conti di 100 rubli, qui in quattro ne paghiamo 800!  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita

Saratov, lunedì 19 agosto 2002

Come d'accordo la mattina sveglia alle cinque e lasciamo l'albergo alle sei.. Sul piazzale ci saranno 30 cani di tutte le taglie che corrono e annusano e cercano cibo. Le ragazze sono stanchissime e si addormentano in macchina, Michal lo stesso.

Un lungo viaggio costellato di tappe per farci il caffè, con il vento che spegne il fuoco del mio fornellino, con Brave-heart che sì, beve il caffè però guai ad appoggiare il fornellino sulla sua macchina! ha paura che gli prenda fuoco? Lui anche era attrezzato per il caffè, e i primi giorni infatti se lo faceva da sé, aveva una caffettiera elettrica che s'infilava nel porta-accendisigari della macchina, ma poi si è bruciato un fusibile o qualcosa del genere e ora non funziona più.

Verso l'una cerchiamo dove mangiare. C'è un ristorante sulla strada

CUCINA AZERBAJGIANA
Bene, ci fermiamo. Brave-heart è al benzinaio 100 metri prima, le ragazze non sono ancora ben sveglie, si stanno stiracchiando in macchina, noi andiamo a vedere.

C'è un bel sole, il piazzale è pieno di camion e macchine polverose, a fianco della porta c'è un lavandino pieno di piatti (?!?). Entriamo e la grande sala fumosa, dove si sentiva un brusio di chiacchere e rumori di stoviglie, di colpo si zittisce, facciamo due passi, io davanti e Michal dietro, nel silenzio più assoluto e con tutti gli occhi addosso. Tutti uomini, una ventina di uomini seduti ai tavoli, scuri (gli uomini, no i tavoli) e molti baffuti, una bambina piccola seduta sul pavimento con un gioco in mano.

Al fondo della sala c'è una finestrella e si capisce che di là c'è la cucina perché si affaccia una donna con i capelli a crocchia sulla testa che urlando fa segno a uno di venire a prendersi il piatto fumante. Di fianco alla finestrella c'è il menu, scritto in un alfabeto che non ho mai visto ma che presumo azerbajgiano. Nella sala ora il rumore è ripreso, ma solo quello che fanno le stoviglie mentre la gente mangia e beve, nessuno parla.

Guardo un po' il menu poi mi volto verso Michal che non aiuta, sono imbarazzata, vorrei andarmene ma non voglio nemmeno sembrare straffottente o schifata (che non sono, ma certo non è il mio sogno mangiare (e poi cosa?) in un ambiente così)

Guardo l'orologio che segna un'ora in più e parlo ad alta voce a Michal

-hai visto? sono già quasi le 2
-chissà se è arrivato Brave-heart?
-chissà cosa fanno le ragazze?
-andiamo a vedere?
-ma tu mangeresti qui?
-sì perché no?
-c'è troppo fumo
Fuori Brave-heart non c'è ancora, riprendiamo la macchina e facciamo duecento metri, sul piazzale dall'altra parte dell'incrocio abbiamo visto il rassicurante braciere sul quale fanno gli schaslik...

Il cuoco è un armeno, ci prepara enormi spiedini, allegro, sicuro e con grande perizia, lo stiamo a guardare.. Lui ci chiede come si sta in Italia, se c'è lavoro, se ci sono tanti immigrati armeni..

Mangiamo i migliori schaslik di tutto il viaggio, sul piazzale assolato, sotto un ombrellone, chiaccherando con lui, Brave-heart beve anche il caffè. Quando ce ne andiamo guardo nello specchietto e lo vedo in lontananza che ci saluta ancora..

Arriviamo a Samara nel pomeriggio, parcheggiamo la macchina di fronte all'albergo e andiamo a vedere. I prezzi sono alti, veramente alti, chiediamo se ci sono stanze economiche e ci dicono che sì, ci sono, ma di andarle a vedere, la tipa crede che non ci piaceranno. Andiamo e infatti non ci piacciono, Michal vorrebbe cercare un altro albergo, ma io non ce la faccio più, voglio dormire. Cominciamo a scaricare.. Le nostre stanze sono al dodicesimo piano.. l'albergo è nello stile di tutti gli altri: muri tappezzati, tappeti sul pavimento e il resto tutto in legno, non bello, ma almeno abbastanza pulito. Alice viene in camera e tenta di convincermi a lasciare andare lei e Debora a Mosca un paio di giorni da sole e poi rientrare in Italia entro la fine di agosto. Dopo Ekaterinburg non vogliono venire con noi in Turchia e Georgia, ma tornare a Torino prima. Punta sul fatto che i soldi spesi per il loro rientro verrebbero risparmiati nel viaggio del nostro ritorno senza loro.. . Michal non è convinto e neanch'io.. Alice se ne va ed entra in crisi.

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(scrive Debora )

Io e Alice usciamo a farci un giro per Samara.. Passiamo per la piazza di Lenin e prendiamo un pulmino per arrivare in un'agenzia di viaggi indicataci da una signora che gentilmente ci ha spiegato la strada. Sul pullman chiediamo dove scendere alla bigliettaia e due ragazzi si offrono di accompagnarci fino all'agenzia.. uno ci prova con me dicendomi che per Natale vorrebbe venire in Italia e chiedendomi di incontrarci e fargli da guida. Mi chiede l'indirizzo e se ho un'e-mail.. Io tento di spiegargli che ho già il ragazzo e che non ho l'e-mail. Lui insiste e alla fine per liquidarlo gli scrivo su un biglietto un indirizzo sbagliato.
Entriamo nell'agenzia dove nessuno parla inglese, tentiamo di farci capire a gesti e con qualche parola di russo che abbiamo imparato.

Quanto costa un biglietto sola andata Ekaterimburg-Mosca e uno per Mosca-Milano
ci rispondono che per Ekateriburg-Mosca c'è qualsiasi giorno e costa 150 dollari a testa, mentre per Mosca-Milano dobbiamo chiedere all'altro sportello. Ci dirigiamo verso l'altra impiegata che non si dimostra per niente interessata a farsi capire, ci chiede
parlate russo?
noi rispondiamo di no e lei fa la faccia di una che "se non parlate russo non posso spiegarvi proprio niente, andate da un'altra parte". Noi rassegnate ce ne andiamo.

Nel tragitto di ritorno entriamo in un'altra agenzia ricavando le stesse misere informazioni di prima. Torniamo alla fermata da cui siamo arrivate, saliamo sul pullman, chiediamo se questa linea porta al nostro hotel e ci dicono che dobbiamo prendere quello che fa il giro in senso contrario e che non passa in questa via, ma nella strada parallela.
Scendiamo dal pullman e cerchiamo la fermata giusta.. cammina cammina.. ci accorgiamo di esserci perse e cominciamo a preoccuparci. Chiediamo ad un poliziotto, a varie persone per strada, ma non riusciamo a capire quale strada prendere per tornare indietro.. Alla fine decidiamo di salire su un altro pullman cha per fortuna ci ha portato all'hotel. Andiamo subito a raccontare la nostra avventura a Bettina cha ci dice

Ma siete sceme?

È ormai ora di cena e usciamo a cercare un ristorante. Io e Alice cerchiamo di convincerli ad andare in un fast food che abbiamo visto di pomeriggio.. non abbiamo voglia di mangiare russo stasera. Michal però si rifiuta ed entriamo in un ristorante shiccosissimo in cui le cameriere sono vestite con un costume tradizionale e c'è un gruppo che canta nella sala dove ceniamo noi e un'altro tavolo con degli americani. Ce l'abbiamo tutti con Michal perché dopo aver considerato i prezzi del menu constata che costa tutto troppo e quindi siamo costrette ad ordinare un solo piatto a testa, nonostante la fame incombente.
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Rientriamo in albergo verso le undici e dopo una bella doccia andiamo di filato a dormire.

 - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita A mezzanotte mi telefona Maurizio: sono appena atterrati perché l'aereo aveva ritardo e i tassisti hanno chiesto loro una cifra enorme per portarli in albergo!

Samara, martedì 20 agosto 2002

Mi sveglio presto e vado a fare colazione, la sala si affaccia sul Volga, il caffè è abbastanza buono, ma non si può fumare. Esco, ci sono tre scalini, stanno ristrutturando tutto il piano, bello... non me ne accorgo, ma volo lunga distesa e il ginocchio batte un colpo mostruoso sullo spigolo del primo gradino. Un russo stupito mi fissa e non mi aiuta nemmeno ad alzarmi. Mi tiro su dolorante e con uno sforzo enorme faccio i pochi passi fino all'ascensore e poi quelli dall'ascensore alla camera. Mi butto sul letto urlando. Michal si sveglia e quando vede che non è niente di grave, (lo dice lui) si rimette a dormire
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(scrive Debora )

La mattina ci alziamo piuttosto presto perché vogliamo assolutamente risolvere la questione dei biglietti per il ritorno. Prima però andiamo a fare colazione nel locale che si trova al primo piano. Lì incontriamo i clienti, Enzo, Guido, Iacopo e Giovanni che dicono di voler andare alla stazione per informarsi sui treni che portano a Ufa, noi pensiamo di andar con loro per chiedere sui voli.

Usciamo alla volta della stazione. Quando arriviamo io e Alice restiamo stupite dalla modernità della struttura, stona col resto. Entriamo e ci impieghiamo un po' a capire dove andare, c'è un sacco di gente e tutte le scritte naturalmente sono in russo e noi non ci capiamo niente. Andiamo allo sportello informazioni e chiediamo all'impiegata per i biglietti. Anche qui non riusciamo a risolvere la situazione.
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Torniamo per l'ora di pranzo in hotel.. Bettina e Michal sono in camera sommersi dai computer e dalle attrezzature, naturalmente sono agitati per il meeting.. non vogliono neanche uscire per mangiare. Noi andiamo a mangiare in un fast food lì vicino e portiamo un panino a Bettina, Michal non mangia.

meeting di Samara

(scrive ancora Debora ) Preoccupate del fatto che le donne non trovino il luogo del meeting scendiamo nella hall e chiediamo di attaccare dei cartelli con le indicazioni, però la tizia ci dice che avviserà lei le donne. Io e Alice andiamo a controllare quante donne stanno arrivando e vediamo che la receptionist sta mandando via alcune ragazze, quindi chiediamo il perché e lei ci mostra un foglio con i nominativi di tutte le donne presenti al meeting e ci dice che non possono più entrare perché sono troppe. Noi allibite le diciamo di non preoccuparsi, che non c'è bisogno che si scriva i nomi e di farle entrare tutte.
Portiamo tutta l'attrezzatura al secondo piano dove c'è il salone, è piuttosto piccolo, quindi per le foto ci siamo arrangiate sul pianerottolo vicino alle scale e Alice ha dovuto fare le contorsioni tra la ringhiera e il muro per il poco spazio.
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Michal si prepara e poi gira le interviste video nel corridoio
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Il meeting comincia alle tre..
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Le ragazze sono tante che a un certo punto decidiamo di fare in modo che la coda di quelle che aspettano di farsi fare la foto sia fuori nel corridoio, chiudiamo la porta e facciamo entrare le donne una a una. Il nostro set fotografico stavolta è spoglio, ma la luce rende le foto più belle e artistiche.
La sala si riempie in fretta e partecipa anche una giornalista che alla fine del meeting ci scatta una foto che verrà pubblicata su un giornale e ha intervistato Iacopo che invece vuole rimanere in incognito
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Giornata terribile per il mio ginocchio che mi ha fatto un male tremendo tutto il tempo. Alle otto quando il meeting è finito Michal fa ancora le foto al Volga dalle finestre delle camere

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Poi scendiamo nella hall e decidiamo per la cena. Brave-heart ha appena accompagnato una ragazza a casa e ce n'è già un'altra lì che lo aspetta. Noi ci siamo fatti spiegare dov'è un locale con la cucina georgiana, decidiamo di andarci tutti insieme

Manca Er-lacoste che si è innamorato di una spendida ragazza bionda e non si è visto per tutto il pomeriggio. Manca anche Enzo che anche lui nel meeting ha incontrato una ragazza bellissima.

Io ho dei dolori lancinanti a piegare il ginocchio, faccio le scale mugolando e a piccoli salti. Michal mi consola e Alice mi dice che può guidare lei.. Mi prende l'ansia. Alice guida benissimo, ormai ha la patente da due anni, ma io sono patologica, non riesco ad andare in macchina con qualcun'altro alla guida. Lei si offende, ma non cedo.

Noi andiamo con la macchina, gli altri (Jacopo, Guido e Giovanni con Svetlana che ha conosciuto al meeting) ci seguono dopo aver fatto autostop: con 100 rubli chiunque ti porta dove vuoi. Ci precedono loro che hanno Svetlana che è pratica e si è fatta spiegare l'indirizzo.

Il ristorante georgiano è all'aperto, c'è una pista da ballo, una fontana al centro con i tavolini intorno, e poi tutto intorno una balconata che guarda giù. Siccome non c'è più posto sotto, noi saliamo (sempre scale.. e pure ripide). La cena è ottima. Giovanni che ha il compleanno ci offre una bottiglia di spumante (dolcissimo a me non piace). Jacopo e Guido ordinano pesce, Michal anche. Mangiamo molto bene, funghi, patate con la ricotta, insalate, ci portano il pane speciale che è tipo una piadina, ma molto lunga e stretta, bevono (tutti tranne io che guido e le ragazze che hanno la coca cola) vino rosso georgiano

Le ragazze, e poi Giovanni con Svetlana vanno anche a ballare. Ma non facciamo tardi, dopo cena rientriamo subito in albergo.


continua continua nei prossimi giorni....

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pagina scritta e curata da Michal Maruska, Elisabetta de Carli Maruskova & Alice de Carli Enrico .

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