UN VIAGGIO

Il mio nome è Marino. La mia terra il lago di Como. Lassù sono nato, in quei luoghi ho passato la mia infanzia e la mia giovinezza, prima di trasferirmi a Milano, tanti anni fa.
Mio padre mi lasciò troppo presto, avevo 9 anni, e mia madre restò sola, con una bambino da far crescere, senza una casa, senza un lavoro, oppressa dai parenti. Questa donna lavorò fino allo sfinimento, mi guardava negli occhi e diceva: Marino, tu pensa a studiare, io voglio che tu diventi un dottore, come voleva tuo padre, quando mi diceva: tienilo ancora 15 giorni, ma fammelo intelligente!
Studiai, tanto, con fatica, senza l'aiuto di nessuno se non di me stesso, da giovinetto andavo a lavorare in estate come garzone di qualche negozio, per raggranellare il denaro per pagare i libri di scuola. Ottenni prima un diploma di perito chimico e poi una laurea in Scienze Biologiche. Ma mia madre non poteva gioire con me. Troppo il lavoro l'aveva sfiancata, e a 50 anni si ammalògravemente, ebbe una paresi, per anni interi giacque su una sedia, ed io accanto ad aiutarla, perdendo il sonno e rinunciando alla mia vita per lei. Ma non è questo che fa di me un eroe o una persona speciale. Non ho nulla di speciale o di diverso dagli altri, ero solo un uomo solo, che doveva lottare ogni giorno per riempire il piatto della cena alla sera, lavorando, studiando, dandosi da fare, piangendo, soffrendo per le sconfitte della vita e per le male parole che riceveva da chi era più grande e più forte. Prima che mia madre si ammalasse io avevo una fidanzata, una ragazza meravigliosa, che amavo da morire e che mi amava, mi faceva sentire felice.
Erano gli anni della scuola, quando la conobbi, dopo il militare lei era ancora lì ad aspettarmi, decisa a stare con me. Lei era ricca, io no, lei era bella, io non proprio, lei era il sole della mia vita e la speranza per il mio futuro. A 25 anni decidemmo di sposarci, cosa forse un poco folle, per me, visto che la sua famiglia era lievemente contraria, visto che lei era ricca e io un semplice impiegato.
Ma Maria Lucia aveva un animo troppo grande per badare a questo. Impegnai tutto me stesso, tutte le mie scarsissime risorse economiche e preparai una casa, piccola, ma carina e mi recai in chiesa con lei a provare la cerimonia del matrimonio.
Io, Marino, prende te, Maria Lucia, come mia sposa e prometto di esseri fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, di amarti e onorati per tutti i giorni della mia vita.
Pronunciai queste parole insieme a lei, la settimana prima della cerimonia e il mio cuore scoppiava di gioia, per quello che sarebbe stato. Tre giorni prima del matrimonio Maria Lucia morì in un incidente d'auto, col padre.
Io ero vivo, ma che mi importava? Perdetti tutto, casa, mobili, denaro, futuro, speranza, voglia di vivere. Per quindici anni rimasi in uno stato di completa e totale follia, non capivo più nulla, ogni mio giorno era un dramma, aggravato poi, due anni dopo, dalla malattia di mia madre.
Perdetti gli amici, la vita sociale, tutto. Non mi rimaneva che il rimpianto e il ricordo, il dolore, continuo, incessante, terribile, quello che ti distrugge dentro, quello che ti scava l'anima e ti toglie il respiro. Non avevo il diritto di farla finita, di uccidermi, per togliere questo dolore, dovevo pensare a mia madre, non potevo lasciarla da sola, solo questo mi permetteva di andare avanti.
Poi la malattia di mia madre peggiorò al punto tale che non potetti più tenerla in casa con me e fui costretto, contro ogni mia volontà, a ricoverarla in una casa di riposo, dove vive ancora oggi.
Ella fatica a riconoscermi, vedo il suo viso scavato dagli anni, i suoi occhi spenti, la sua voce flebile e la sua mente ormai vuota, ed è terribile riconoscere in questa donna anziana, malata, quella meravigliosa persona che mi ha dato tutto, che mi ha permesso di essere quello che sono.
Se dovevo vivere era solo per poter pagare per lei, non avevo altro scopo.
Poi accadde il miracolo. Io credo fermamente che solo un miracolo poteva cambiare la mia vita.
Il Signore lo ha concesso. Ha concesso a Marino di cambiare la sua vita, ha concesso a me di cessare di soffrire, senza che io ne sia degno. Non sono mai stato un fervente e pio uomo, ma questo, evidentemente, ha contato poco davanti agli occhi del Signore.
Iddio ha visto il mio dolore, ha visto gli anni terribili e le spaventose sofferenze alle quali io sono andato incontro, non mi sono arreso, mai, ma la mia forza era finita, non vedevo il mio futuro.
Ma Iddio lo vedeva bene e ha messo sulla mia strada una donna di un paese lontano, una giovane donna che un giorno era a Milano, per visitare una sua amica, con la quale sperava di poter trovare un lavoro in Italia.
Svetlana camminava in via Solferino, a Milano, cercando la Questura, per i documenti di rito. Era un sabato di novembre. Io ero lì, per motivi puramente casuali (dovevo fare un inserzione sul Corriere per la mia azienda). Non c'era nessun altro e Svetlana, vedendomi, chiese cortesemente se potevo indicarle la Questura, in un italiano molto stentato.
Provai a risponderle in inglese, ma lei non lo parla. Allora, era presto, le proposi di accompagnarla, tanto la Questura era sulla mia strada.
Andammo insieme, entrammo e ci trovammo nel pauroso mondo dell'Ufficio Stranieri, una bolgia infernale indescrivibile. Le dissi semplicemente che avrebbe dovuto aspettare almeno 6/7 ore, e, da gentlemen, lasciai il mio numero di telefono, casomai avesse avuto bisogno ancora, e tornai a casa.
Nella seconda metà del pomeriggio ricevetti una telefonata. Era Svetlana che mi chiedeva se potevo aiutarla ancora: erano 6 ore che era in fila, per avere il documento serviva una marca da bollo e lei non sapeva nemmeno cosa fosse, aveva sete, era affamata e si immaginava di dover restare lì per almeno altre tre/quattro ore.
Non avevo altri impegni, quel giorno, così ripresi la metropolitana, comperai la marca da bollo, riuscii ad entrare nell Ufficio anche dopo l'orario, spiegando che dovevo portare documenti ad una persona in attesa agli sportelli e consegnai il tutto alla ragazza che, meravigliata, mi ringraziò.
Passarono alcuni giorni, io non pensavo proprio per niente a quel fatto, è sempre stata mia consuetudine aiutare chi mi chiedeva qualcosa. E' vero, Svetlana era una bella ragazza, ma non pensavo certo a lei per questo, non ero in cerca di una ragazza, avevo ben altro in testa!.
Dopo alcuni giorni lei mi telefona ancora e mi chiede se la posso aiutare ancora, perché ha dei problemi. Il suo italiano è terribile, non capisco niente al telefono, così le dico che dobbiamo vederci, in modo che mi possa spiegare cosa desidera
Ci vediamo e lei mi fa comprendere, più che altro a gesti e con delle carte, che deve ritornare in Russia, perché non ha trovato il lavoro che sperava, a causa della sua scarsa conoscenza della lingua, ma che il biglietto di ritorno è scaduto e la compagnia aerea non vuole rinnovarlo, le servono circa 200 dollari per il biglietto aereo . Mi assicura che appena a casa mi avrebbe immediatamente mandato il denaro, non si fida a farselo mandare da Volgograd perché mi dice che le banche russe non mandano facilmente denaro all'estero. Io rimango un poco sconcertato. Come? .. vieni in Italia e credi di trovare un lavoro senza sapere la lingua? Follia! Poi non controlli la data di partenza del biglietto aereo? La cosa mi sembrava un grosso imbroglio, ma la ragazza era veramente disperata, non aveva più nemmeno da dormire. Il sottoscritto non ha un cuore di pietra; allora prendo la ragazza, la porto a casa mia, le offro ospitalità per i tre giorni previsti prima della partenza, le assicuro che non sono un satiro o un violentatore (poi devo andare a lavorare!), le metto a disposizione una stanza tutta per lei e mi reco presso l'agenzia dell'Aeroflot, per risolvere la questione del biglietto. Ci rimetto i 200 dollari previsti, a causa del pasticcio che Svetlana aveva combinato, ma ritorno a casa, la sera stessa, col biglietto aereo pronto. (La cosa strana è che, in quei giorni Aeroflot stava trasferendo gli uffici e non c'era nemmeno un impiegato che parlasse russo. Un segno del destino??)
Svetlana mi guarda in volto, resta senza parole, non sa come ringraziarmi. Mi giura in tutti i modi possibili che mi manderà il denaro (sinceramente non ho mai capito questa parte, se le banche avevano difficoltà , come avrebbe fatto?).
  • Dopo tre giorni l'accompagno all'aeroporto, lei mi guarda un'ultima volta, mi dà un bacio e mi dice che non ha mai conosciuto un uomo come me e che mi ringrazia tantissimo. Poi parte.
    Svetlana è di parola. Dopo tre settimane mi arriva un mandato di pagamento Western Union (scopro così che esiste questa forma di trasferimento di valuta, cosa da me completamente ignorata prima).
  • Il giorno dopo mi arriva una sua lettera, in russo. Sudo sette camicie per farmela tradurre. Leggendola resto molto colpito. Svetlana mi scrive cose bellissime, mi loda per il mio comportamento, si rende conto che ha a che fare con un galantuomo e un gentiluomo, che non ha minimamente approfittato della situazione, che non l'ha sfiorata nemmeno con un dito, che l'ha coperta di attenzioni e di gentilezze
  • Non ero abituato a ricevere lettere del genere, perché per me quello è sempre stato il mio modo di comportarmi normale, non ritenevo di fare nulla di lodevole o eccezionale!
  • Comunque ci teniamo in contatto, ci telefoniamo, ci scriviamo.
  • A questo punto qualcosa scatta in me. Mi rendo conto che Svetlana mi interessa davvero, che sono curioso di sapere di più, devo capire cosa mi sta accadendo.
  • Ho 46 anni, sono laureato, direttore tecnico di uno stabilimento, ringraziando il cielo il denaro non mi manca, ho una testa mica male, parlo correntemente quattro lingue, perché non dovrei mettermi alla prova? è primavera, fa già abbastanza caldo, probabilmente gli ormoni cominciano a fare effetti devastanti al cervello, così faccio il passaporto, mi procuro il visto, vado nell'agenzia di viaggi e prendo il biglietto aereo per Mosca. Come arrivare a Volgograd è un altro paio di maniche.
    Allora: io non parlo il russo, non capisco il cirillico, però so usare Internet e il cervello, per cui mi preparo accuratamente. (Scopro tutto di Mosca e di Volgograd, compresi gli indirizzi, i numeri di telefono, le compagnie aeree, gli orari dei treni, tutte le informazioni necessarie per non perdersi con Internet.)
  • So che devo arrivare a Sheremyetevo, prendere un autobus, andare a Domodedovo, prendere un altro aereo per Volgograd, di cui non so l'orario di partenza! (Particolare irrilevante!)
    Arrivo non so come a Domodevdovo, trovo un bureau di vendita biglietti, in maniera alquanto avventurosa compero il biglietto per Volgograd, parlando con una hostess che non capisce una parola d'inglese: tutto normale!
    Mi rendo conto di essere totalmente folle, ma non mi importa affatto, sinceramente mi sto divertendo come un pazzo e mi domando perché non l'ho fatto prima!!!! Il mio progetto è chiaro: quando telefono a Svetlana lo faccio tramite operatore, dandole appuntamento presso la Centrale telefonica di Volgograd. Quel giorno io sarò nella cabina accanto alla sua e voglio vedere la sua faccia quando, parlando con me, mi vedrà sbucare dalla cabina del telefono!
    Su come sono arrivato a Volgograd potrei scrivere un piccolo romanzo! Comunque arrivo nella città del Volga a mezzanotte del 22 aprile 2000 (tanto per dare un'idea: una volta arrivato a Domodedovo, per non sbagliare, mi ero attaccato al collo un cartellino con scritto Volgograd in russo, suscitando l'ilarità generale
    Dall'aeroporto di Volgograd all'albergo è stata un'altra avventura pazzesca: era mezzanotte, non c'erano mezzi, una specie di tassista abusivo mi chiese una cifra folle, mi misi a contrattare in dialetto comasco e riuscii ad arrivare all'albergo per la modica cifra di 500 rubli. Quando la tariffa richiesta era di 50 dollari. Ormai ero un esperto!!!! (Dopo sole 5 ore di Russia)
    Il 23 aprile 2000 alle ore 10 di mattina, come avevo detto nell'ultima mia telefonata, aspetto ansioso alla centrale telefonica di Volgograd che arrivi una certa ragazza, per una telefonata dall'Italia.
    L'operatrice della centrale telefonica è una delle poche persone che parlano l'inglese che ho trovato in Russia, avevo già spiegato a lei che desideravo telefonare in Italia, ma che aspettavo una persona con la quale telefonare, così posso restare seduto, in attesa.
    Puntuale, la vedo arrivare. Allora entro nella cabina telefonica, aspetto che lei entri, che richieda una cabina e che entri per aspettare la telefonata.
    Allora esco, mi avvicino non visto e busso alla cabina in cui lei sta aspettando la mia presunta telefonata.
    Svetlana si volta, mi vede, resta allibita, spalanca la porta della cabina telefonica e mi butta le braccia al collo e comincia a baciarmi furiosamente!
    Nel suo stentato italiano mi domanda come ho fatto ad arrivare, dove sono alloggiato, se davvero ho fatto il viaggio per lei.
    Certo, rispondo io, ho fatto tutto questo per te, per rivederti, per vedere la tua terra e per poter stare con te per qualche giorno, visto che desidero conoscerti meglio.
    Cosa devo dire ancora? Ci siamo innamorati come due ragazzini, lei mi portava a spasso per Volgograd, mano nella mano, mi faceva vedere il fiume, i monumenti, Mamae Kurgaan. Mi portava nei magazzini, nei ristoranti, era sempre lieta, sorridente, pazzamente felice di avermi insieme.
    L'ultimo giorno prima della mia partenza mi ha portato a casa sua, mi ha presentato a sua madre, alla sua famiglia, cosa impegnativa, per una ragazza russa.
    Quando stavo per salire sull'aereo per tornare a casa ho comperato una rosa, una sola, l'ho portata da lei e le ho detto: Svieta, questa rosa è il mio cuore, lo sai, io ti amo, tantissimo, se tu vuoi mi devi riportare questa rosa a Milano, quando vorrai venire in Italia con me.
    Svetlana si è messa a piangere, forte, mi ha abbracciato e mi ha detto in risposta:
    Marino, tu sei uomo che ha portato amore in mia vita, io amo te, davvero, vengo Italia quando ho documenti e visa. Io voglio te per sempre.
    Il resto non conta niente. Difficoltà burocratiche, la mia richiesta di visto turistico all'ambasciata italiana di Mosca, le lotte con la Questura di Milano
    Oggi Svetlana è mia moglie. Ci siamo sposati il 23 settembre 2000, stiamo aspettando un bambino.
    Mia moglie è una donna eccezionale, come mai avrei sperato di trovare al mondo. Tutti i miei sogni, tutti i miei ideali di donna sono in lei, molto di più di quanto io potessi immaginare o sperare.
    Sapevo e conoscevo che l'amore può muovere il mondo, ma non avrei mai e poi mai immaginato che sarebbe accaduto quello che è accaduto e che qui ho, un poco confusamente, raccontato.
    Il mio cuore scoppia di gioia e di felicità, ogni giorno vedo il grembo della mia donna diventare un poco più grosso, la vedo lieta, felice, raggiante. Lei prende la mia mano, la posa sul suo ventre e mi dice: senti? Comincia già ad avere un carattere! Sono felice che tu sia il papà. Perché? Perché così tanto a me? Troppo mi è stato concesso, troppo grande è il dono che ho nella mia casa e nella mia vita. Quando tutto sembrava finito e mi immaginavo un domani di solitudine e di affanno e già non vedevo che il nulla e il vuoto ecco: entrata è la luce nella mia vita.
    Svetlana, significa Luce, lei ha portato la luce nella mia vita, ha dissolto le tenebre e il gelo che attanagliava il mio cuore e il mio corpo, sta donando la vita al nostro bambino e io oggi posso morire, ma non sarò dimenticato sulla terra.
    Per questo io dico a tutti gli uomini che vivono in situazioni difficili: credete in voi stessi, credete innanzitutto nel domani e nel futuro, se ne siete capaci e degni credete anche nel Signore, che non vi abbandona, ma ricordate : sarà sempre e solo in voi stessi che potrete trovare la volontà, il coraggio e la forza per cambiare la vostra vita.
    Chi mi ha dato il coraggio di salire su quell'aereo, di gettarmi in un'avventura piena di rischi e anche di pericoli?
    Io credo che quello che si è mosso in me per portarmi a tutto questo sia dovuto ad un miracolo che il Signore ha operato nei miei confronti, pur non essendo io un uomo di fede. E' un segno, un segnale chiarissimo, fortemente provato a rafforzato dal bimbo che sta crescendo nel grembo della mia compagna. Il Signore ha cambiato la mia vita e ha deciso di donarmi una nuova vita, cosa altro posso chiedere o fare? Nulla. Solo ringraziare e pregare per avere il tempo di poter vedere il mio bimbo crescere e fare di lui un uomo, così come io oggi sono uomo.
    pagine scritte e curate da Michal Maruska & Elisabetta de Carli Maruskova.

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