agenzia matrimoniale Maruska - domande e risposte del mese di giugno 2013

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giugno

Data: Sat, 29 Jun 2013 10:45:53 +0200

Oggetto: Disperso e smarrito in Russia


Non sono stato tenero con mio nonno. Neppure durante i suoi ultimi giorni di vita. Aveva sposato mia nonna materna in seconde nozze e si era comportato, con lei, da galantuomo, sin dal principio, rispettandone il lutto, prima di permettersi di avvicinarla.
Dopo si erano incontrati. Per non lasciarsi più.

Fino alla morte
In quell'estate di cinque anni fa il Parkinson lo aveva portato diverse volte con sé, in posti lontani e a me interdetti.
In più di un'occasione, per esempio, si era prodigato nel mettermi in guardia perché, a suo dire, in quella casa, ove abitava, giravano molte donne.
Sei doveva dunque trattare di un postribolo, quindi meglio stare attento a chi avrei frequentato.
Una sera, invece, lo trovai intento a vestirsi con tanto di giacca e, alla domanda che gli rivolsi su cosa stesse facendo, mi rispose di volersi recare a comprare il giornale. Occorsero una buona dose di insistenza e un poco di voce grossa per farlo desistere dall'intento e spiegargli che fosse sera e che il quotidiano lo avesse acquistato il mattino di quello stesso giorno.
Un'altra volta mi raccontò di aver visto un bambino "seduto di là", indicando il corridoio dove, in effetti, una sedia, vuota, faceva bella mostra di sé con il suo stile retrò.
Le sue mani, da qualche tempo, si muovevano frenetiche e instancabili, come tarantolate. Forse anche durante il sonno, divenuto sempre più breve e leggero.
Non aveva avuto vita facile e serena.
Era nato nel Gennaio del Venti. Che scherzi fa la nostra breve esistenza; venuto al mondo in un mese di gelo e partito per altri lidi con il calore d'Agosto.
Comunque.
Un padre severo, di quelli d'altri tempi, che ti incutono rispetto e riverenza solo a guardarli, ritratti in quelle prime foto in bianco e nero dell'Ottocento, sparse, qua e là, nei cimiteri.
E la madre, diceva, ancor peggio.
Quattro fratelli, destinati tutti, se ben ricordo, a pagare un tributo oneroso allo Stato e alle sue guerre, su fronti diversi e lontani.
Lui marinaio della Regia Marina, senza saper neppure nuotare. Lavorava in fabbrica, ci sapeva fare con macchine e motori, e questo pare bastasse, allora, per essere imbarcati, su una nave da guerra.
Il fratello più giovane, il piccolo come avrebbe detto lui, con gli occhi pronti ad inumidirsi ancora, ricordandolo dopo tanto tempo, era partito con l'ARMIR, la nostra Armata Militare Italiana in Russia, voluta dal Duce.
Una tradotta pagata per un inferno di gelo e neve.
Dopo un contrappello serale, nel Gennaio del Quarantatre, non aveva più dato notizie di sé. Come tanti altri, laggiù. nelle terre degli Zar.
Per questo, presumo, mi avrebbe dato del matto alla notizia della mia decisione di andare a Mosca per conoscere Oxana, una bellissima ragazza dai tratti orientali, di padre coreano e madre Russa, nativa di Tomsk, antica città nel cuore della Siberia.
Già.
Nonno mi avrebbe detto: "hai studiato tanto e sei così intelligente, e ti vai a perdere in queste cose". Mi avrebbe ricordato come io, l'amore quello vero, lo avessi incrociato senza saperlo riconoscere. Oggi gli darei ragione, come allora, del resto, ero conscio l'avesse.
E gli rivolgerei un grazie di cuore, non solo per esserci comunque stato nei miei anni, ma anche per aver creduto nelle mie doti e qualità di cui, invece, non sono mai andato certo.
Ho vissuto orfano di padre e madre cominciando la salita abbastanza presto se si considera la media degli anni in cui il rischio di perdere chi ci ha donato il soffio della luce aumenta.
Ma ormai, questo pare essere diventato un alibi dei miei giorni.
Tra un paio d'anni, ammesso che, e mi fermo qui, ne avrò cinquanta.
Eppure sono ancora in viaggio, vergognosamente, per un ciuccio di felicità.
Non so più neppure se mi spetti in verità. Anzi; certe volte, vuoi per maledizione o colpe che mi attribuisco, sono convinto di no.

So che mi chiederete: sì, ma allora, questa ragazza! Non ho avuto un gran tempo per rispolverare il mio povero inglese, amato ma datato e scolastico. Però lei mi è piaciuta così tanto che ho voluto andare oltre la paura.
Ho guardato molto in alto, oltre l'asticella. Credo fin troppo. E ho lasciato socchiusa la porta del cuore per permettere a Oxana di guardarci dentro.
Ho scambiato tante email. Oggi si usa così; l'odore delle mie lettere di carta e d'inchiostro non interessa più a nessusno. E intanto mi dicevo: ma dai, davvero questa volta potrebbe essere quella mia? Quella giusta?
Ho inviato fiori forse a sette, ottomila chilometri da qui.
Davvero. Quasi convincendomi di poter ancora interessare con i miei quattro peli sul cranio, gli scritti leggeri, quelle gambette sottili come il palo di sostegno di un ombrellone estivo.
Con quella timidezza che ha fatto il suo tempo.
Sono partito osando credere.
Con un paio di scarpe nuove per fare una strada diversa.
Mi hanno tradito: il prezzo era modesto.
E adesso guardo i miei piedi martoriati ed incerottati
Ho sfiorato una gita in battello sulla Moscova.
Attraversato la Piazza Rossa e sudato lungo le mura del Cremlino come un ciclista lungo le salite di Langhe e Monferrato.
Ho chiesto una fotografia davanti alla culla della danza mondiale.
Ho gridato a Pietro il Grande, ritto sul suo vascello: "ehi, sono qui, piccolo, qua sotto.".
Ho camminato per le stanze del Palazzo di Caterina. E chiesoto bottigliette d'acqua ad un ragazzo che mi ha regalato qualche nota di canzone italiana, seduto sulle panchine del Parco Gor'kji.

Ma soprattutto ho camminato per lei.

Guardate che non mi innamoro facilmente.
Aspetto di sentire quel sesto senso che giunge dallo sguardo, dal viso, dalle mani, dal vestire. Ho cinto la sua vita con le mie braccia. Delicatamente. Forse anche troppo.
Ho cercato la sua mano. E, di tanto in tanto, provavo a ravvivare la speranza.
Quella d'essere arrivato finalmente; anch'io a "casa felicità".

Dopo tanta strada.

Ma voi mi insegnate.

La speranza va consumata entro la data di scadenza. Altrimenti sono guai. Se ne può morire.

Così, un po' per scaramanzia e un po', mio malgrado, per l'abitudine a far di conto, ho preso a ripartire il passivo e l'attivo sul mastro dell'illusione.
E il risultato si è rivelato a poco a poco.

A dodicimila metri di quota, ospite della Compagnia Aeroflot, una lacrima d'argento ha incontrato luna e stelle che mi stavano a guardare da su, in alto, attraverso gli oblò. Nel buio della notte, con la Russia ancora sotto le ali.

Purtroppo per me, un poco di chiarore e chiarezza, come quello, a chiazze, delle luci di citta sulla faccia della Terra, altrimenti scura giù, in fondo.

Oxana non la dimenticherò e neppure rivedrò.

Ho già riposto i ricordi dove possano fare meno dolore possibile. Direte che sono sciocchezze. Già vi sento. Ma sono fatto così. Vivo di queste sciocchezze. Da sempre.

E adesso mi risanguina il cuore. Copiosamente. E provo, di nuovo, quella sensazione di solitudine. Nonno mi sta dicendo, dal suo Paradiso, che i ragazzi come il suo "piccolo" fratello riposano dispersi in Russia.

E che la mia anima, in cerca d'amore, si è invece smarrita

Tremendamente

Un'altra volta.

Ancora

Caro R. ha scritto un pezzo di rara bellezza, soprattutto la descrizione di nuo nonno, ho riconosciuto mia mamma in lui e mi ha commosso.. Non ho poi capito perché parla di Oxana come se fosse sicuro che sia finita. C'è qualcosa che non so?
Elisabetta


Date: Mon, 3 Jun 2013 14:25:28 +0200

Subject: 137381

...Ho letto che vi occupate anche di servizi accessori.... questo è molto interessante e lo tengo presente qualora dovesse servirmi. Posso anche permettermi di offrire la mia disponibilità per servizi legali, in qualità di avvocato? Sarebbe possibile inserirmi tra le liste dei suoi consulenti?
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Salutoni
D

Molto interessante, la terrò senz'altro in considerazione
Elisabetta

pagine scritte e curate da Michal Maruska & Elisabetta de Carli Maruskova.

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