Lev Tolstoj

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Lev Tolstoj nacque a Jasnaja Poljana. Leggendo le sue opere si rimane colpiti dalla profondità e dalla originalità di alcuni suoi pensieri, massime, sentenze. Spesso i personaggi delle sue novelle e dei suoi romanzi sembrano personificazioni di principi e banditori delle dottrine più simpatiche all'autore. Anche i vari volumi che il grande scrittore ha divulgato sull'arte, sugli evangeli, sull'istruzione, sulla morale, sull' antimilitarismo hanno dato materia a comporre saggi intorno alla filosofia di Tolstoj.
Egli, che come romanziere era parso ingegno di chimico inglese, analizzatore inesorabile, per queste stesse facoltà di critica estrema venne definito anima di un buddista. Dal pessimismo scese all'ascetismo, dal nichilismo al razionalismo mistico. Tutto questo si riassume con le sue stesse parole che in fondo avrebbe detto ogni contadino che si fosse saputo esprimere:
Io perdei di buon ora la fede. Un tempo, come tutti, son vissuto delle vanità della vita; ho fatto della letteratura, insegnando, come gli altri, ciò che non sapevo. Poi la Sfinge, ogni giorno più crudele, se è messa a perseguitarmi: - o mi speghi o ti divoro. - La scienza umana non mi ha spegato nulla: alla mia perpetua domanda, la sola importante: - Perché vivo? - La scienza scienza rispondeva insegnandomi cose a me inutili. Con essa non restava che unirsi al coro dei Saggi, Salomone, Socrate, Sakia, Muni, Schopenhauer, e ripetere dopo loro: - La vita è un male assurdo. - Volevo uccidermi. Alla fine mi venne in mente di veder vivere l'immensa maggioranza degli uomini, degli uomini che non si abbandonano come noi, sedicenti classi superiori, alle speculazioni del pensiero, ma lavorano e soffrono, pur tranquilli e rassegnati allo scopo della vita: compresi che bisognava vievere come questa moltitudine, rientrar nella sua semplice fede. Ma la ragione non poteva adagiarsi sul corrotto insegnamento che la Chiesa divulga ai semplici: e cominciai così a studiare più da vicino questo insegnamento, a distinguere la superstizione dalla verità, .... Io mi ravvicinai allora ai credenti sorti dal popolo, alla gente incolta, agli eremiti, ai sismatici, ai campagnoli e mi persuasi sempre più che la vera fede era in essi, in armonia con la loro vita che così si spiegava." ...[omissis]... "Io li amavo, e come meglio conoscevo la loro vita piena di pacifica devozione, meno sentivo il peso della mia ... Avvenne in me un cambiamento: la vita degli uomini del mio grado, della gente ricca, dei sapienti, mi parve intollerabile; mi sembrò un passatempo la nostra scienza, le azioni, le ricerche, tutto
Quindi rinnegò la società e concluse, come tutti gli appartenenti a sette, che il problema della vita umana consiste nella salvezza dell'anima e però bisogna rinunciare a tutte le gioie del mondo, lavorare come semplice operaio, essere umile, paziente, caritatevole.
Da allora si vide sulla casa dell'autore di Anna Karenina l'insegna a grandi lettere: Tolstoj calzolaio.
Pare che il governo facesse chiudere la ditta, che per la novità del caso, per l'autorità del nome e la curiosità petulante attirava clienti e discepoli. Tolstoj si ritirò a Tula, nei suoi vasti possedimenti, per cambiare mestiere e diventare contadino. Ma durante questo periodo s'incontrò con Sutajev, che gli fece profonda impressione e lo riaffermò nella sua scelta con la sua dottrina che può riassumersi così:
Vivi in pace con tutti e non permetterti di considerare il prossimo tuo più cattivo di te. Tutti gli uomini sono fratelli, e non devono per alcun pretesto violare la pace fra loro. Non vi vendicate; non rendete male per male, non fate torto ad alcuno. Non resistete al male, non giudicate, non uccidete; questo non produce niente di bene e accresce il male. E' necessario abolire i tribunali, gli eserciti, le prigioni. La legge del mondo è la lotta per l'esistenza. la legge di Cristo e il sacrificio dell'esistenza per il prossimo. Non c'è dunque nessuna necessità di guerra o tribunali. Né i Turchi, né i Tedeschi, né altri popoli ci attaccheranno, se ci limitiamo a far loro del bene: i ladri, i briganti e i delinquenti scompariranno da sé, se li nutriamo, diamo loro del lavoro, insegnamo la verità. La felicità e la purezza sono possibili solo nell'amor fraterno, nell'unione di tutti gli uomini, nel ritorno alla semplice vita comunista. Bisogna lasciare le città sbarazzare il popolo dallo sfruttamento delle fabbriche, tornare alle campagne e lavorarle con le proprie mani: l'ideale di ogni uomo è di provvedere da sé stesso ai propri bisogni. Bisogna liberarsi dalla servitù del denaro. Basta che l'uomo non compri nulla, non dispregi alcun lavoro; basta che soddisfaccia le sue cure da sé e che dia agli altri il superfluo. Solo così la pace, l'accordo, la felicità possono regnare sulla terra.

Questa morale e questa sociologia hanno le fonti nei dukoborj, negli scialaputi, negli stundisti, e nei sutajevcij; ma una fonte ancor maggiore fu un libriccino manoscritto, opera di un vecchio contadino, Timoteo Bendarev, che la censura imperiale aveva proibito e che il Conte Tolstoj conobbe nel 1885.

Tutto l'assunto tolstojano si basa sulla propria interpretazione dell'Evangelo e della Bibbia. Egli crede, e i seguaci con lui, che praticando quella dottrina, l'uomo possa raggiungere la felicità sulla terra. fuori della terra non vi è altra vita; l'immortalità, la resurrezione dei morti sono dogmi barbari e grossolani. Di qui le conseguenze politiche circa l'abolizione degli eserciti, dei tribunali, delle frontiere e le conseguenze sociali circa la soppressione della proprietà e la proclamazione del comunismo.
Il nemico più terribile della società è la Chiesa


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pagine scritte e curate da Michal Maruska & Elisabetta de Carli Maruskova.
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